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UNIONI CIVILI: IL MANTENIMENTO E’DOVUTO SE SI DIVORZIA

Questa settimana parliamo di una sentenza della Cassazione che ha fatto molto clamore sui media UNIONI CIVILI: IL MANTENIMENTO E’DOVUTO SE SI DIVORZIA Non solo nel caso di fallimento fra persone sposate è dovuto un contributo ma anche nel caso di unione civile ovvero di vincolo giuridico fra partner dello stesso sesso. E’ una rilevante novità introdotta dalla Suprema Corte a tutela del soggetto più debole, che presuppone una sperequazione economica fra le parti. La vicenda parte da un ricorso depositato da una donna che si era unita civilmente nel 2016 alla compagna. La relazione era finita e si chiedeva lo scioglimento dell’unione ed il riconoscimento di un assegno mensile di euro 550. Il Tribunale di Pordenone accoglieva l’istanza ponendo a carico della ex compagna l’assegno richiesto, poiché risultava che la beneficiaria aveva rinunciato alla propria attività professionale per favorirne la carriera. Il contributo però veniva negato nel processo successivo

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SE IL BAR SOTTO CASA SPACCA I TIMPANI I VICINI POSSONO CHIEDERE LA CESSAZIONE OLTRE CHE IL DANNO. LO HA DETTO IL TRIBUNALE

Questa settimana parliamo di attività commerciali rumorose e riposo dei vicini con una interessante sentenza SE IL BAR SOTTO CASA SPACCA I TIMPANI I VICINI POSSONO CHIEDERE LA CESSAZIONE OLTRE CHE IL DANNO. LO HA DETTO IL TRIBUNALE Tommaso (nome di fantasia) si rivolge al Tribunale perché nel bar sotto casa dove abita con la sua famiglia c’è troppo rumore e chiede che le immissioni acustiche finiscano oltre al risarcimento dei danni morali perché il loro diritto di vivere in un ambiente salubre nel quale sia assicurata la quiete è stato leso. Il proprietario del pubblico esercizio Luca (nome di fantasia) replicava invece che quanto lamentato da Tommaso non era vero, perché i rumori non superavano la normale tollerabilità prevista dalla legge. I giudici in via d’urgenza accoglievano la domanda ordinando che i rumori cessassero per poi confermare la sentenza in via definitiva, poiché il tecnico incaricato dal Tribunale aveva

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SEPARAZIONE FRA CONIUGI: I FIGLI STANNO CON IL PADRE. LO HA DETTO IL TRIBUNALE DI VERONA

Nel 2004 Lucia e Tommaso (nomi di fantasia) si sposano e dopo qualche anno il matrimonio viene allietato dalla nascita dei figli Sofia e Francesco (sempre nomi di fantasia). Quando il primogenito inizia a frequentare l’asilo il menage familiare entra in crisi. Il padre che lavora come operaio è costretto ad occuparsi dei minori perché la moglie dedica loro poco tempo. A un certo punto il marito viene a conoscenza del primo tradimento della moglie leggendo dei messaggi affettuosi dell’amante sul cellulare di lei. Anche su Facebook la donna rende pubbliche le sue relazioni con la reazione della figlia che, letto il post sul social, le chiede perché è arrivata a tanto. L’investigatore privato, incaricato dal padre per dimostrare l’infedeltà, coglie la moglie in atteggiamenti inequivocabili con l’amante. Il sig. Tommaso stanco della situazione si rivolge nel febbraio 2024 al Tribunale di Verona per chiedere l’addebito della separazione alla moglie,

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RISARCIMENTO AL PAZIENTE SE IL MEDICO HA DATO POCHE INFORMAZIONI. LO HA DETTO IL TRIBUNALE

Tommaso (nome di fantasia) si rivolge al Tribunale di Bergamo chiedendo il risarcimento dei danni in conseguenza della somministrazione in assenza di consenso informato di un vaccino antiinfluenzale, che gli ha provocato una encefalomielite acuta. Il paziente aveva chiesto di essere vaccinato perché stava per iniziare una trasferta in Medio Oriente. I giudici accogliendo la domanda condannano il medico e la sua assicurazione a versare a Tommaso 250.000 euro per il danno biologico. Nel processo sono stati infatti provati tramite il consulente del Giudice i problemi di salute lamentati da Tommaso a seguito della vaccinazione, anche se solamente in casi rari si manifestano. Nel dare ragione i giudici hanno affermato un principio molto interessante: il medico in presenza di un atto terapeutico anche se lo esegue correttamente, ma ci sono dei danni per la salute, deve preventivamente informare il paziente di tutti gli effetti pregiudizievoli anche non prevedibili. Se non

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Indicazione dei beni oggetto di divisione ereditaria

In caso di divisione ereditaria, se non vi è accordo tra i condividenti per limitare le operazioni divisionali ad una parte del patrimonio comune, il giudizio di divisione deve essere finalizzato al completo scioglimento della comunione ereditaria, con l’individuazione precisa di tutti i beni oggetto della divisione. È possibile indicare i beni anche successivamente alla presentazione della domanda, purché entro i limiti temporali consentiti per la precisazione delle domande, salvo eccezioni come nel caso della riduzione delle donazioni ricevute in vita dall’attore, che può essere eccezione ammessa anche d’ufficio e in grado di appello. (Cassazione civile sez. II, 29/10/2024, n.27892).

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Infiltrazioni

Nell’ipotesi della perdita della disponibilità e del godimento dell’immobile in conseguenza dell’attività colposa di terzi, il proprietario è tenuto ad allegare, quanto al danno emergente, la concreta possibilità di godimento perduta e, quanto al lucro cessante, lo specifico pregiudizio subito, sotto il profilo della perdita di occasioni di vendere o di locare il bene a un prezzo o a un canone superiore a quello di mercato; a fronte della specifica contestazione del convenuto, la prova può essere fornita anche mediante presunzioni o il richiamo alle nozioni di fatto rientranti nella comune esperienza (fattispecie in cui i proprietari di un appartamento, che aveva subito diversi danni a causa di infiltrazioni d’acqua, avevano convenuto in giudizio i vicini di casa del piano superiore e il condominio). (Cassazione civile sez. II, 02/12/2024, n.30791).

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Natura negoziale dell’accordo di separazione

L’accordo di separazione costituisce un atto di natura negoziale rispetto al quale il provvedimento di omologazione si atteggia a mera condizione sospensiva di efficacia: avendo la funzione circoscritta di verificare che la convenzione sia compatibile con le norme cogenti e i principi di ordine pubblico. Considerato che pattuizioni relative tra le altre cose a beni immobili possono rivelarsi lesive dell’interesse dei creditori, per la Suprema corte nessun ostacolo testuale o logico-giuridico si frappone alla loro impugnazione tramite revocatoria, tanto ordinaria che fallimentare. (Cassazione civile sez. III, 07/10/2024, n.26127).

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I principi della produzione biologica

Ai fini della produzione biologica una corretta interpretazione della nozione di allevamento industriale deve ricomprendere non solo gli allevamenti fuori terra ma deve prendere in considerazione anche altri indizi presenti nei sistemi di allevamento degli animali quali la loro mobilità, la loro densità nonché la disponibilità di terre per l’allevamento, la produttività e gli impatti ambientali del medesimo. Lo stesso vale per quanto riguarda il tipo di alimentazione degli animali, i sistemi di profilassi nonché l’uso generalizzato di sostanze destinate a stimolare la crescita o la produzione, oppure di ormoni o di sostanze analoghe al fine, in particolare, di controllare la riproduzione. L’uso preventivo di antibiotici e quello di mangimi contenenti organismi geneticamente modificati, vietati dal regolamento n. 848/2018/UE, possono anch’essi costituire criteri ai fini di qualificare un allevamento come «industriale». (Corte giustizia UE sez. I, 04/10/2024, n.228).

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L’addebito della separazione in capo al coniuge violento

Le reiterate violenze fisiche e morali, inflitte da un coniuge all’altro, costituiscono violazioni talmente gravi dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti la intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità al loro autore; ne consegue che il loro accertamento esonera il giudice del merito dal dovere di procedere alla comparazione, ai fini dell’adozione delle relative pronunce, col comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei. (In applicazione del detto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto che le condotte violente e maltrattanti del marito erano state la causa scatenante dell’irreversibilità della crisi coniugale, non assumendo rilievo che il giudizio penale per il reato di maltrattamenti si fosse concluso conclusosi con l’assoluzione del ricorrente). (Cassazione civile

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Mantenimento dei rapporti affettivi nella famiglia d’origine

In tema di adozione del minore d’età, l’art. 27, comma 3, l n. 184 del 1983, riguardante gli effetti dell’adozione piena o legittimante, non esclude che il giudice possa valutare in concreto il preminente interesse del minore a mantenere relazioni socio affettive con il nucleo parentale della famiglia di origine, attenendo la necessaria ed inderogabile recisione dei rapporti parentali esclusivamente al piano delle relazioni giuridico formali. (Principio enunciato nell’interesse della legge ex art. 363, comma 3, c.p.c.). (Cassazione civile sez. I, 06/05/2024, n.12223).

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Sottrazione internazionale di minori

In caso di sottrazione internazionale di minori, il giudice deve esaminare attentamente le dichiarazioni del minore dotato di capacità di discernimento e considerare la sua volontà in merito al rientro nel paese di residenza abituale. Questo principio è sancito dalla Convenzione dell’Aja e dalla cedu, al fine di proteggere il superiore interesse del minore. Il rimpatrio non può essere disposto automaticamente, ma deve tener conto delle specifiche circostanze personali del minore e del suo ambiente. (Cassazione civile sez. I, 08/02/2024, n.3574).

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Condominio

Nel giudizio di rivendicazione ex art. 103 l. fall. volto ad ottenere contro la procedura concorsuale statuizioni relative alla titolarità ed alla restituzione di parti comuni dell’edificio condominiale, come in ogni altra controversia che riguardi diritti afferenti al regime della proprietà dei beni comuni del fabbricato, ciascun condomino ha un’autonoma legittimazione individuale – concorrente ed alternativa rispetto a quella dell’amministratore – di agire e resistere a tutela dei suoi diritti di comproprietario “pro quota“, sicché è ammissibile l’opposizione dei condomini che, pur non avendo proposto distinte domande nel procedimento di verificazione dello stato passivo, intendano evitare gli effetti sfavorevoli del decreto pronunciato nei confronti del condominio. (Cassazione civile sez. II, 01/07/2024, n.18003).

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Risarcimento del danno

L’articolo 82, paragrafo 1, del regolamento n. 679/2016/UE dev’essere interpretato nel senso che per determinare l’importo dovuto a titolo di risarcimento di un danno fondato su tale disposizione, da un lato, non si devono applicare mutatis mutandis i criteri di fissazione dell’importo delle sanzioni amministrative pecuniarie previsti all’articolo 83 di tale regolamento e, dall’altro, non si deve conferire a tale diritto al risarcimento una funzione dissuasiva. (Corte giustizia UE sez. III, 20/06/2024, n.590).

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Rapporti bancari

Nei rapporti bancari, la produzione dell’estratto conto può costituire prova del saldo del conto corrente, ma tale prova può essere integrata anche attraverso altri mezzi di prova idonei a fornire indicazioni certe e complete sulla movimentazione del conto. Il correntista non è tenuto a documentare singole rimesse solo attraverso gli estratti conto, ma può farlo anche attraverso altri documenti e mezzi di prova, come ad esempio le lettere intercorse con la banca o le risultanze della centrale-rischi. (Cassazione civile sez. I, 13/05/2024, n.12944).

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Legittimazione a ricorrere delle associazioni ambientalistiche

Ai sensi dell’art. 18, comma 5, l. n. 349 del 1986 le associazioni ambientalistiche possono ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi, nel senso che le suddette associazioni ambientalistiche possono impugnare dinanzi al giudice amministrativo soltanto i provvedimenti che ledono gli interessi ambientali sia in senso stretto per la presenza di un apposito vincolo, sia in senso lato per la conservazione e valorizzazione dei beni culturali, paesaggistici ed ambientali, specificando che deve trattarsi di una lesione diretta dei predetti interessi ambientali. (T.A.R. Potenza, (Basilicata) sez. I, 29/04/2024, n.224).

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Impugnabilità del provvedimento di affidamento superesclusivo

Il provvedimento di affidamento superesclusivo è impugnabile se non viene caducato lo status di genitore. (nella specie, una madre ricorreva in giudizio avverso l’affidamento c.d. superesclusivo della figlia al padre, adottata a seguito dell’aggressione perpetrata dalla stessa ai danni dell”ex coniuge e della compagna, culminata poi nell’accoltellamento di quest’ultimo, oltre che nella successiva sospensione della ricorrente dall’esercizio del diritto di visita nei confronti della figlia. Il provvedimento era la diretta conseguenza della condotta di reato attribuita alla ricorrente, con conseguente applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nella fase delle indagini preliminari, ciò che costituiva atto non definitivo, revocabile e modificabile in ogni tempo, nell’ambito del procedimento penale). (Cassazione civile sez. I, 30/05/2024, n.15154).

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Successione

Con la petizione ereditaria sono reclamabili soltanto i beni nei quali l’erede è succeduto mortis causa al de cuius e non quelli che, al momento dell’apertura della successione, sono già fuoriusciti dal patrimonio del defunto e che, pertanto, non possono essere considerati beni ereditari. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva distinto le somme presenti su un conto corrente e prelevate dopo la morte del de cuius, da quelle presenti su un conto deposito titoli e prelevate prima della morte, riconoscendo l’esperibilità dell’azione solo nel primo caso). (Cassazione civile sez. II, 04/04/2024, n.8942).

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Assegno di divorzio

Ai fini dell’attribuzione e della quantificazione dell’assegno divorzile è necessario valutare se le risorse economiche di cui dispone l”ex coniuge più debole siano sufficienti per garantirgli una esistenza libera e dignitosa ed un’adeguata autosufficienza economica, nonostante la sproporzione delle rispettive posizioni economiche delle parti, viene così meno la finalità dell’assegno divorzile di ricreare il tenore di vita coniugale. (Cassazione civile sez. I, 03/05/2024, n.11910).

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Minaccia e diffamazione

Aver pronunciato le frasi offensive dell’onore e del prestigio degli agenti intervenuti nella pubblica via, di fronte a più persone, integra il reato di oltraggio a pubblico ufficiale anche se perpetrato con espressioni di uso corrente nel linguaggio usato nella società moderna, anche valutate nel contesto complessivo della preposizione, hanno indubbiamente una valenza denigratoria del ruolo svolto dai militari, mirando a svilirne l’operato e ad incidere in senso negativo sul consenso che il pubblico ufficiale deve avere nella società. (Tribunale Genova sez. I, 11/03/2024, n.920)

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Mantenimento dei coniugi

Ai fini della determinazione del mantenimento tra coniugi in caso di separazione, è necessario considerare tutte le potenzialità derivanti dalla situazione patrimoniale complessiva dei coniugi, al fine di garantire alla parte più debole il mantenimento del proprio standard di vita precedente, compatibilmente con le capacità economiche dell’altro coniuge. Inoltre, è importante che le richieste di mantenimento siano supportate da documentazione specifica e non generica, al fine di consentire una valutazione accurata da parte del giudice. (Cassazione civile sez. I, 10/04/2024, n.9708).

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Revisione del contributo per il mantenimento dei figli

Nel tessuto giuridico che disciplina i doveri di mantenimento a favore dei figli minori in seguito alla separazione o al divorzio dei genitori, emerge il principio secondo cui ciascun genitore è tenuto a contribuire al mantenimento in misura proporzionale al proprio reddito, in conformità alle esigenze del figlio e al tenore di vita goduto durante la convivenza con entrambi i genitori. Tale principio, radicato nella legge e consolidato dalla giurisprudenza, si propone di assicurare una distribuzione equilibrata dell’onere finanziario, tenendo in considerazione non solo le risorse economiche effettive di entrambi i genitori ma anche il valore dei compiti domestici e di cura assunti da ciascuno. Tuttavia, è stato appurato che, in caso di assegnazione di quote uguali per la copertura delle spese straordinarie senza valutare adeguatamente la disparità economica tra i genitori, si verifica una violazione di tale principio. (Cassazione civile sez. I, 17/04/2024, n.10359).

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Determinazione dell’importo dell’assegno di mantenimento

La determinazione dell’importo dell’assegno di mantenimento destinato al figlio deve considerare non solo il patrimonio dei genitori, ma anche la loro capacità lavorativa, sia che si tratti di un lavoro professionale, sia di un lavoro domestico. Questo richiede la valutazione non solo delle risorse economiche individuali, ma anche delle rispettive potenzialità di reddito determinate. Insieme a questo, ci deve essere la considerazione delle necessità attuali del figlio, dei tempi in cui il figlio risiede con ciascuno dei genitori e del valore economico delle attività domestiche e di cura assunte da entrambi. Inoltre, la creazione di una nuova famiglia e la nascita di ulteriori figli con un nuovo partner, sebbene non portino automaticamente ad una riduzione degli obblighi di mantenimento nei confronti dei figli nati dalla precedente relazione, devono essere considerate dal giudice come potenziali fattori che possono influire sulla determinazione dell’importo dovuto, dato che comportano l’emergere di nuovi doveri economici.

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Rivalutazione dell’assegno di divorzio

Il diritto all’assegno di divorzio persiste nella misura stabilita dalla sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, anche se l”ex coniuge instaura una convivenza “more uxorio“. Tuttavia, l’assegno può essere rivalutato se si dimostra che tale convivenza ha migliorato le condizioni economiche dell’avente diritto, attraverso contributi al mantenimento o risparmi derivanti dalla convivenza. La valutazione economica della convivenza deve considerare tutte le circostanze coinvolte. (Cassazione civile sez. I, 07/03/2024, n.6111).

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Divisione immobiliare

Qualora nel corso del processo di divisione relativo ad immobile uno dei condividenti trasferisce ad un terzo, in tutto o in parte, la propria quota, si realizza la successione a titolo particolare nel diritto controverso ex art 111 c.p.c., per cui il giudizio prosegue tra le parti originarie e l’acquirente non assume le vesti di litisconsorte necessario, potendo intervenirvi o essere chiamato, ma, se abbia acquistato in forza di atto trascritto prima della trascrizione della domanda di divisione giudiziale, non gli può essere opposta la sentenza che lo definisce. (Cassazione civile sez. II, 06/02/2024, n.3331).

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Utilizzabilità di una relazione investigativa

Ai fini dell’addebito della separazione, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave determinando l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza. Pertanto, la relazione scritta redatta da un investigatore privato può essere utilizzata dal giudice come prova atipica, avente valore indiziario e valutata unitamente ad altri elementi di prova ritualmente acquisiti. (Cassazione civile sez. I, 14/02/2024, n.4038).

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Assegno divorzile

La ex coniuge che percepisce già da tempo l’assegno di divorzio e, ancor prima, ha percepito l’assegno di mantenimento, ha il dovere di attivarsi fattivamente per migliorare la sua condizione economico-reddituale, non potendosi ammettere una situazione di ingiustificata ed indefinita inerzia in tal senso, a maggior ragione se sono trascorsi ormai molti anni dalla pronuncia di cessazione del vincolo matrimoniale e se la richiedente è in età da lavoro e priva di patologie o impedimenti a cercare una attività – quantomeno part-time – che le garantisca un’entrata mensile. (Tribunale Campobasso, 29/01/2024).

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Il figlio maggiorenne e autosufficiente

La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, per garantire il mantenimento delle loro consuetudini di vita e delle relazioni sociali che in tale ambiente si sono radicate, sul rilievo che la revoca dell’assegnazione della casa familiare è provvedimento che ha come esclusivo presupposto l’accertamento del venir meno dell’interesse dei figli alla conservazione dell’habitat domestico in conseguenza del raggiungimento della maggiore età e del conseguimento dell’autosufficienza economica o della cessazione del rapporto di convivenza con il genitore assegnatario.

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Mantenimento del figlio

In tema di mantenimento del figlio minore, la quantificazione del contributo dovuto dai genitori deve osservare un principio di proporzionalità, che postula una valutazione comparata dei loro redditi, oltre alla considerazione delle esigenze attuali del minore e del tenore di vita da lui goduto, sicché, una volta accertata, in sede di procedimento di revisione o modifica dell’assegno, la riduzione delle entrate patrimoniali del genitore non collocatario nonché la sopravvenuta nascita di altro figlio al cui mantenimento egli debba contribuire, il giudice è tenuto a procedere alla nuova quantificazione del contributo in parola, tenendo conto anche delle risorse della madre convivente e delle necessità correnti del minore di età. (Cassazione civile sez. I, 22/11/2023, n.32466).  

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La pronuncia di separazione personale e di addebito

Le reiterate violenze fisiche e morali, inflitte da un coniuge all’altro, costituiscono violazioni talmente gravi dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti la intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all’autore di esse. Il loro accertamento esonera il giudice del merito dal dovere di procedere alla comparazione, ai fini dell’adozione delle relative pronunce, col comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei. (Cassazione civile sez. I, 18/12/2023, n.35249).

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Assegno di mantenimento

In presenza di inadempimento che ha ad oggetto la mancata corresponsione dell’assegno fissato in sede di divorzio e finalizzato al mantenimento del figlio maggiorenne ma non autosufficiente economicamente, il creditore della prestazione non è solo il figlio, in quanto titolare del diritto al mantenimento, ma anche l’altro genitore in quanto titolare del diritto a ricevere il contributo alle spese necessarie. (Cassazione penale sez. VI, 13/12/2023, n.1474)

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Accettazione tacita d’eredità

Se il chiamato all’eredità provvede alla voltura catastale dell’immobile caduto in successione ed è anche residente nell’immobile stesso, tali condotte hanno senza dubbio valore di accettazione tacita di eredità. (Tribunale Savona, 20/12/2023)

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Diffamazione

In tema di scritti diffamatori pubblicati su un “blog”, il “blogger” è responsabile per gli scritti di carattere denigratorio pubblicati sul proprio sito da terzi quando, venutone a conoscenza, non provveda tempestivamente alla loro rimozione, atteso che tale condotta equivale alla consapevole condivisione del contenuto lesivo dell’altrui reputazione e consente l’ulteriore diffusione dei commenti diffamatori. (La S.C. ha applicato detti principi con riferimento a frasi diffamatorie pubblicate, da un soggetto terzo, sul “blog” del ricorrente nel dicembre del 2006, conosciute dal danneggiato nel 2011 e rimosse dal titolare del detto “blog” solo nel novembre del 2012). (Cassazione civile sez. III, 18/08/2023, n.24818).

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L’obbligo per i genitori di contribuzione del figlio maggiorenne

I principi della funzione educativa del mantenimento e dell’autoresponsabilità circoscrivono, in capo al genitore, l’estensione dell’obbligo di contribuzione del figlio maggiorenne privo di indipendenza economica per il tempo mediamente necessario al reperimento di un’occupazione da parte di questi, tenuto conto del dovere del medesimo di ricercare un lavoro contemperando fra di loro, ove si verifichi tale evenienza, il bisogno di particolari attenzioni o cure del genitore convivente con i doveri verso sé stesso, la propria vita e la propria indipendenza economica, potendo tale necessità unicamente giustificare, dopo la maggiore età, meri ritardi nel conseguire la propria autonomia economico-lavorativa, ma mai costituire, nel ‘figlio adulto’, che anzi è allora tanto più tenuto ad attivarsi, ragione della completa elisione dei doveri verso sé stesso, anche in vista della propria vita futura. (Cassazione civile sez. I, 20/09/2023, n.26875).

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Usura sopravvenuta

I saggi di interesse usurari – che non siano stati pattuiti originariamente, ma siano sopraggiunti in corso di causa – costituiscono in ogni caso importi indebiti. Il creditore che voglia interessi divenuti nel corso del rapporto in misura ultra legale pretenderebbe per ciò stesso l’esecuzione di una prestazione oggettivamente sproporzionata: il suo comportamento sarebbe contrario al generale principio di buona fede contrattuale, che impone alle parti comportamenti collaborativi, anche in sede di esecuzione del contratto. (Cassazione civile sez. III, 28/09/2023, n.27545).

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Intermediazione finanziaria e operazione inadeguata

Nell’ipotesi in cui un investimento finanziario sia stato qualificato anche dall’intermediario come operazione inadeguata, l’assolvimento degli obblighi informativi cui quest’ultimo è tenuto, in mancanza della prova dell’osservanza delle cogenti prescrizioni contenute negli artt. 28 e 29 del regolamento Consob, n. 1152 del 1998, attuative dell’art. 21 del T.U.F., non può essere desunta in via esclusiva dal profilo soggettivo del cliente, dal suo rifiuto di fornire indicazioni su di esso o soltanto dalla sottoscrizione dell’avvenuto avvertimento dell’inadeguatezza delle operazioni in forma scritta, essendo necessario che l’intermediario, a fronte della sola allegazione contraria dell’investitore sull’assolvimento degli obblighi informativi, fornisca la prova positiva, con ogni mezzo, del comportamento diligente della banca. Tale prova può essere integrata dal profilo soggettivo del cliente o da altri convergenti elementi probatori ma non può essere desunta soltanto da essi. (Cassazione civile sez. III, 01/09/2023, n.25635).

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Discriminazione: la manifestazione del proprio pensiero sui “social network”

In tema di discriminazione, la manifestazione del proprio pensiero sui “social network”, anche se inizialmente indirizzata ad una cerchia limitata di persone, deve avvenire comunque nel rispetto del criterio formale della continenza e, ove sia accertato che abbia contenuti lesivi dell’altrui dignità, può integrare gli estremi della molestia discriminatoria se rivolta verso un determinato gruppo etnico, in quanto potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato (o comunque quantitativamente apprezzabile) di persone. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, per escludere la lesività del comportamento consistente nella pubblicazione su Facebook di due “post” contenenti espressioni offensive della dignità delle persone appartenenti all’etnia rom, aveva valorizzato la circostanza che gli stessi erano destinati al gruppo privato degli “amici” che l’autrice vantava sul predetto “social network”). (Cassazione civile sez. III, 26/05/2023, n.14836).

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L’assicurazione della responsabilità civile per le auto è obbligatoria

L’art. 122 codice della strada dispone che i veicoli a motore non possono essere posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate se non sono coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi. La parola area è qualificata dal collegamento con strade di uso pubblico. Ciò rivela il fenomeno che sollecita l’equiparazione e fa segno altresì alla finalità dell’equiparare: la circolazione dei veicoli (a motore) è il fenomeno, con la sua intrinseca modalità: il pericolo concreto di danni a terzi che quindi hanno diritto di essere garantiti nel loro interesse ad essere reintegrati per equivalente dei danni eventualmente occasionati da un incidente stradale. Il terzo ha dunque il diritto ad essere tutelato dalla circolazione dei suddetti veicoli attraverso lo strumento dell’assicurazione civile automobilistica. (Cassazione civile sez. II, 30/08/2023, n.25466).

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Volo di rimpatrio organizzato come misura di assistenza consolare

L’articolo 8, paragrafo 1, del regolamento n. 261/2004 deve essere interpretato nel senso che un passeggero il quale, a seguito della cancellazione del suo volo di ritorno, si registri da sé per un volo di rimpatrio organizzato da uno Stato membro nel contesto di una misura di assistenza consolare, e sia tenuto a versare a tale Stato un contributo obbligatorio alle spese, non dispone di un diritto al rimborso di tali spese a carico del vettore aereo operativo sul fondamento di detto regolamento. Per contro, un siffatto passeggero può far valere, dinanzi a un giudice nazionale, il mancato rispetto da parte del vettore aereo operativo, da un lato, del suo obbligo di rimborsare il biglietto al prezzo al quale è stato acquistato, per la parte o le parti di viaggio non effettuate o divenute inutili rispetto al programma di viaggio iniziale, nonché, dall’altro, del suo obbligo di assistenza, ivi compreso

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Figli legittimi e figli nati fuori dal matrimonio

In tema di successione “mortis causa”, la disciplina recata dalla l. n. 219 del 2012, che assicura la piena parità dei diritti, nelle successioni “ab intestato”, tra figli legittimi e figli nati fuori del matrimonio, deve essere applicata retroattivamente anche con riferimento alle successioni apertesi prima della sua entrata in vigore, al fine di evitare ogni discriminazione fondata sullo “status filiationis”. Cassazione civile sez. II, 31/03/2023, n.9066.

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Assegno divorzile

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della l. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, postula l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. In particolare, si impone una valutazione comparativa delle condizioni economico patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente l’assegno divorzile alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto (nella specie, la corte distrettuale aveva correttamente analizzato le rispettive situazioni patrimoniali di entrambi gli ex coniugi ed aveva riscontrato un forte squilibrio reddituale a vantaggio dell’ex marito, rilevando la sostanziale incapacità della

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Cumulabilità del risarcimento da fatto illecito

Nel caso in cui un soggetto infortunato percepisca un indennizzo da parte della propria compagnia assicurativa con cui ha stipulato una polizza infortuni, per verificare se sia possibile cumulare il risarcimento del danno e l’indennizzo assicurativo, occorre indagare la causa in concreto del contratto assicurativo, valutando se lo scopo pratico perseguito sia di tipo previdenziale o indennitario, poiché nel primo caso non trova applicazione l’istituto della compensatio lucri cum damno e indennizzo e risarcimento possono essere cumulati. Un indice della finalità previdenziale perseguita è la commisurazione dell’indennizzo a un capitale convenzionalmente stabilito, analogamente a quanto avviene nell’assicurazione sulla vita. La preventiva rinuncia dell’assicuratore alla surroga nei diritti del danneggiato contro il terzo responsabile conferma la volontà delle parti di consentire in capo all’assicurato di cumulare il risarcimento del danno con l’indennizzo. (Tribunale Milano sez. X, 11/04/2023, n.2894).

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RESPONSABILITÀ CIVILE – Proprietario di animali

Nel caso di danni derivanti da incidenti stradali tra veicoli e animali selvatici, ai fini dell’integrazione della fattispecie di responsabilità di cui all’art. 2052 c.c. è necessario provare che la condotta dell’animale sia stata la causa del danno, sicché non è sufficiente, per il danneggiato, dimostrare la presenza dell’animale sulla carreggiata e l’impatto tra quest’ultimo e il veicolo, essendo egli tenuto – anche ai fini di assolvere all’onere della prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno ex art. 2054, comma 1, c.c. – ad allegare e dimostrare l’esatta dinamica del sinistro, dalla quale emerga che egli aveva nella specie adottato ogni opportuna cautela nella propria condotta di guida (cautela da valutare con particolare rigore in caso di circolazione in aree in cui fosse segnalata o comunque nota la possi bile presenza di animali selvatici) e che il contegno dell’animale selvatico abbia avuto effettivamente un carattere di tale imprevedibilità ed irrazionalità

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Il rapporto fra proposta irrevocabile e contratto di vendita dell’immobile

La proposta irrevocabile deve contenere tutti gli elementi essenziali del contratto da concludere, in modo che, con l’adesione della parte destinataria, sia possibile stipulare il detto negozio, senza la necessità di un’ulteriore pattuizione. In caso contrario, invece, essa assumerà carattere di mero accordo preparatorio, che è soltanto una parte dell’intero iter formativo del futuro contratto, nel quale confluiranno comunque gli elementi già concordati con la proposta. (Cassazione civile sez. II, 12/04/2023, n.9694).

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Assegno divorzile

L’impegno della donna nella gestione della famiglia e nella cura dei figli durante gli anni di matrimonio non è sufficiente a far sorgere il diritto all’assegno divorzile, una volta che il matrimonio sia sciolto, in quanto riconoscimento dell’assegno divorzile in funzione perequativo-compensativa non si fonda sul fatto, in sé, che uno dei coniugi si sia dedicato prevalentemente alle cure della casa e dei figli, né sull’esistenza in sé di uno squilibrio reddituale tra gli ex coniugi, poiché la scelta di dedicarsi prevalentemente all’attività familiare assume rilievo nei limiti in cui sia stata condivisa con l’altro coniuge e abbia comportato la rinuncia a realistiche occasioni professionali-reddituali che il coniuge che richiede l’assegno ha l’onere di dimostrare nel giudizio». (Cassazione civile sez. I, 13/04/2023, n.9817).

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Diffamazione attraverso commenti su Instagram

In materia di diffamazione attraverso la pubblicazione di post diffamatori sui social networks, anche postare un commento denigratorio su un qualunque social network può configurare il reato di diffamazione aggravata dall’utilizzo di un mezzo di pubblicità diverso dalla stampa, attesa l’idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento nell’ambito di un gruppo di persone numericamente apprezzabile. Nel caso di specie, è stato pubblicato un video sul social network Instagram ed è stato quindi reso visibile quanto meno ai numerosi followers. (Tribunale Udine sez. I, 19/04/2022, n.414).

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Il quotidiano online risarcisce

La persistenza nel sito web di una testata giornalistica della risalente notizia del coinvolgimento di un soggetto in un procedimento penale – pubblicata nell’esercizio legittimo del diritto di cronaca, ma non aggiornata con i dati relativi all’esito di tale procedimento – non integra, di per sé, un illecito idoneo a generare una pretesa risarcitoria; tuttavia, il soggetto cui la notizia si riferisce ha diritto ad attivarsi per chiederne l’aggiornamento o la rimozione, con la conseguenza che l’ingiustificato rifiuto o ritardo da parte del titolare del sito è idoneo a comportare il risarcimento del danno patito successivamente alla richiesta (fermo l’onere di allegazione e prova del pregiudizio da parte dell’interessato). (Cassazione civile sez. III, 01/03/2023, n.6116).

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Figli maggiorenni portatori di handicap grave

In materia di regolamentazione della crisi familiare, qualora vi siano figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi della l. n. 104 del 1992, trovano applicazione, in forza dell’art. 337-septies c.c. (già art. 155-quinquies c.c.), le disposizioni in tema di visita, cura e mantenimento da parte dei genitori non conviventi e di assegnazione della casa familiare, previste in favore dei figli minori, ma non anche quelle sull’affidamento, condiviso od esclusivo. (Cassazione civile sez. I, 30/01/2023, n.2670).

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La decisione approvata in una riunione al condominio può essere impugnata

La domanda diretta a far accertare la non conformità alla legge o al regolamento del contenuto della decisione approvata in una riunione di partecipanti al condominio, quale riportato nel relativo verbale, sia pure per mancanza originaria degli elementi costitutivi essenziali, o per impossibilità dell’oggetto in senso materiale o giuridico, da valutarsi in relazione al “difetto assoluto di attribuzioni”, può comunque integrare gli estremi di un’azione di accertamento della nullità o dell’inesistenza materiale di detta deliberazione e può pertanto essere proposta da un condomino, se a tale accertamento egli abbia un interesse concreto e attuale, diretto ad eliminare la situazione di obiettiva incertezza che la delibera generava quanto al contenuto dell’assetto organizzativo della materia regolata. (Cassazione civile sez. II, 05/04/2023, n.9387).

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Perdita della casa coniugale

La revoca dell’assegnazione della casa familiare al coniuge beneficiario dell’assegno divorzile non giustifica l’automatico aumento di tale assegno, trattandosi di un provvedimento che ha come esclusivo presupposto l’accertamento del venir meno dell’interesse dei figli alla conservazione dell’”habitat” domestico, in conseguenza del raggiungimento della maggiore età e del conseguimento dell’autosufficienza economica, o della cessazione del rapporto di convivenza con il genitore assegnatario. (Cassazione civile sez. I, 06/04/2023, n.9500).

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Escluso l’addebito della separazione per la moglie infedele

La dichiarazione di addebito della separazione implica la prova che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi, ovverosia che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell’intollerabilità della ulteriore convivenza. Di conseguenza, in caso di mancato raggiungimento della prova in relazione al fatto che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunciata la separazione senza addebito. Va escluso l’addebito della separazione nel caso in cui sia assente il nesso causale tra l’infedeltà e la crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una

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Non va disposta l’audizione della minore dodicenne

L’ascolto del minore dodicenne, o anche di età inferiore se capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse. Tale audizione può essere omessa solo nel caso in cui sia in contrasto con l’interesse del minore, o manifestamente superflua, ovvero sussistano particolari ragioni che la sconsiglino (che vanno specificate in modo puntuale), come quelle del minore a non essere esposto al presumibile danno derivante dal coinvolgimento emotivo nella controversia che opponga i genitori o quando la narrazione dei fatti che lo vedono coinvolto generano estremo dolore e tristezza. Cassazione civile sez. I, 08/11/2022, n.32876.

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Assegno divorzile

In tema di assegno divorzile, l’essersi dedicata durante il lungo matrimonio alla cura dei figli e alla gestione della famiglia non è sufficiente per la richiedente per obbligare l’ex marito a versarle il relativo assegno, atteso che è necessaria l’ulteriore prova di avere effettivamente rinunciato a precise e concrete prospettive di lavoro e di carriera. Cassazione civile sez. VI, 13/10/2022, n.29920.

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Risarcimento del danno da trasfusioni infette

In tema di responsabilità per danni alla salute conseguenti ad emotrasfusioni di sangue infetto da virus HBV, HIV e HCV, il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, comma 1, c.c., non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita, o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche. Cassazione civile sez. III, 17/10/2022, n.30380.

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Legittimo l’affidamento non condiviso

Deve ritenersi legittima la sospensione della responsabilità genitoriale e l’affidamento diurno dei minori a una struttura di accoglienza al fine di permettere una costruzione del rapporto fratello-sorella lontana dalla conflittualità degli ex coniugi, atteso che, con riguardo alla conservazione del rapporto tra minori e genitori, non può dirsi violato alcun diritto alla bigenitorialità qualora l’affidamento non condiviso venga disposto nell’interesse della prole. Cassazione civile sez. VI, 04/10/2022, n.28676.

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Responsabilità medica e criteri di liquidazione del danno

In tema di risarcimento del danno alla salute conseguente ad attività sanitaria, la norma contenuta nell’art. 3, comma 3, del d.l. n. 158 del 2012 (convertito dalla l. n. 189 del 2012) e sostanzialmente riprodotta nell’art. 7, comma 4, della l. n. 24 del 2017 – la quale prevede il criterio equitativo di liquidazione del danno non patrimoniale fondato sulle tabelle elaborate in base agli artt. 138 e 139 del d.lgs. n. 209 del 2005 (d.lg. 7 settembre 2005 n. 209) – trova applicazione anche nelle controversie come nella specie relative ad illeciti commessi e a danni prodotti anteriormente alla sua entrata in vigore, nonché ai giudizi pendenti a tale data (con il solo limite del giudicato interno sul “quantum”), in quanto la disposizione, non incidendo retroattivamente sugli elementi costitutivi della fattispecie legale della responsabilità civile, non intacca situazioni giuridiche precostituite ed acquisite al patrimonio del soggetto leso, ma si rivolge direttamente al giudice, delimitandone l’ambito di discrezionalità e indicando

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Diritto all’indennità sostitutiva delle ferie

Va riconosciuto il diritto all’indennità sostitutiva delle ferie anche nel caso in cui l’impossibilità di fruizione delle stesse è stata determinata dal versare la lavoratrice nella situazione che (pre e post parto) impone l’astensione obbligatoria dal lavoro. Resta, invece, neutra nella peculiare situazione in esame la modalità di cessazione del rapporto, connessa alla scelta di dimettersi. Cassazione civile sez. lav., 15/06/2022, n.19330.

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Il ritardo nella partenza in aeroporto

La inutile ed inattiva permanenza in aeroporto in attesa di un volo rappresenta un disagio certo, la cui esistenza è intuitiva e non abbisogna di essere provata; la differita partenza in assenza del disagio della permanenza in aeroporto, senza spese e per di più con permanenza in un resort al termine delle vacanze, non necessariamente comporta invece un danno che deve essere automaticamente risarcito (escluso, nella specie, la compensazione pecuniaria di cui all’art. 7 del regolamento n. 261/2004 in favore di alcuni passeggeri il cui rientro in Italia era stato ritardato di 12 ore per un guasto tecnico. Il ritardo era stato preannunciato con anticipo, i viaggiatori erano rimasti in albergo con vitto ed alloggio a spese del vettore ed erano stati condotti in aeroporto solo al momento della partenza così come riprogrammate). Tribunale Reggio Emilia sez. II, 27/04/2022, n.537.

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Assegno di mantenimento in favore della moglie separata

In tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, dovendosi verificare la effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, senza limitare l’accertamento al solo mancato svolgimento di un ‘attività lavorativa e con esclusione di mere valutazioni astratte e ipotetiche (confermato l’assegno in favore della moglie stante le difficoltà per la donna di reperire una attività lavorativa in ragione dell’età, dell’inesperienza lavorativa e dell’attuale e notoria situazione del mercato del lavoro in Calabria, caratterizzata da elevata percentuale di disoccupati e dalla larga diffusione del precariato negli impieghi). Cassazione civile sez. VI, 10/06/2022, n.18820

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Il riparto delle spese straordinarie per i figli

In tema di riparto delle spese straordinarie per i figli, il concorso dei genitori, separati o divorziati, o della cui responsabilità si discuta in procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio, non deve essere necessariamente fissato in misura pari alla metà per ciascuno, secondo il principio generale vigente in materia di debito solidale, ma in misura proporzionale al reddito di ognuno di essi, tenendo conto delle risorse di entrambi e della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti. Cassazione civile sez. VI, 10/05/2022, n.14813

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Revoca dell’assegno divorzile nel caso di instaurazione da parte dell’ex coniuge beneficiario di una convivenza more uxorio

In materia di revoca dell’assegno divorzile disposto per la instaurazione da parte dell’ex coniuge beneficiario di una convivenza more uxorio con un terzo, il giudice deve procedere al relativo accertamento tenendo conto, quale elemento indiziario, della eventuale coabitazione di essi, in ogni caso valutando non atomisticamente ma nel loro complesso l’insieme dei fatti secondari noti, acquisiti al giudizio nei modi ammessi dalla legge processuale, nonché gli ulteriori eventuali argomenti di prova, rilevanti per il giudizio inferenziale in ordine alla sussistenza della detta convivenza, intesa quale legame affettivo stabile e duraturo, in virtù del quale i conviventi si siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale. Cassazione civile sez. I, 04/05/2022, n.14151.

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L’obbligazione assunta da un coniuge per soddisfare bisogni familiari non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale

Cassa con rinvio, TRIBUNALE RIMINI, 14/06/2016 Coniugi (rapporti patrimoniali tra) – Comunione dei beni – Legale — Obbligazione contratta da un coniuge nell’interesse della famiglia – Qualità di debitore solidale dell’altro coniuge – Esclusione – Rilevanza a questi fini del regime patrimoniale prescelto – Esclusione. Nella disciplina del diritto di famiglia, introdotta dalla l. n. 151 del 1975, l’obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale, difettando una deroga rispetto alla regola generale secondo cui il contratto non produce effetti rispetto ai terzi. Tale principio opera indipendentemente dal fatto che i coniugi si trovino in regime di comunione dei beni, essendo la circostanza rilevante solo sotto il diverso profilo della possibilità, da parte del creditore, di invocare la garanzia dei beni della comunione o del coniuge non stipulante, nei casi e nei limiti di cui agli artt. 189 e 1 Cassazione civile sez. II, 30/11/2021, n.37612

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Determinazione dell’assegno divorzile in caso di nuova convivenza

L’assegno divorzile ha natura, da un lato, assistenziale, dall’altro perequativo -compensativa ed implica il riconoscimento di un contributo volto, non a conseguire l’autosufficienza economica del richiedente sulla base di un parametro astratto, bensì un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella vita familiare in concreto; un’eventuale nuova convivenza della parte beneficiaria non implica ex se la decadenza del diritto a percepire la prestazione, in quanto incide solo sull’esigenza assistenziale che l’assegno divorzile soddisfa, ma non ne esclude la componente compensativa. Corte appello Roma sez. famiglia, 06/12/2021, n.8081  

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L’obbligazione assunta da un coniuge per soddisfare bisogni familiari non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale Sentenza Documenti correlati Volumi correlati

Cassa con rinvio, TRIBUNALE RIMINI, 14/06/2016 Coniugi (rapporti patrimoniali tra) – Comunione dei beni – Legale — Obbligazione contratta da un coniuge nell’interesse della famiglia – Qualità di debitore solidale dell’altro coniuge – Esclusione – Rilevanza a questi fini del regime patrimoniale prescelto – Esclusione. Nella disciplina del diritto di famiglia, introdotta dalla l. n. 151 del 1975, l’obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale, difettando una deroga rispetto alla regola generale secondo cui il contratto non produce effetti rispetto ai terzi. Tale principio opera indipendentemente dal fatto che i coniugi si trovino in regime di comunione dei beni, essendo la circostanza rilevante solo sotto il diverso profilo della possibilità, da parte del creditore, di invocare la garanzia dei beni della comunione o del coniuge non stipulante, nei casi e nei limiti di cui agli artt. 189 e 190 c.c. Cassazione civile sez. II, 30/11/2021, n.37612

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Spese per il servizio di portineria: l’obbligazione contributiva riguarda il condomino titolare dell’immobile al momento della prestazione del portiere

Per le spese necessarie per la prestazione di un servizio dell’interesse comune, quale quello di portierato – la nascita dell’obbligazione contributiva in capo al condomino coincide con l’erogazione effettiva del servizio. Con la conseguenza che l’obbligo grava su chi sia titolare dell’immobile al momento della prestazione del portiere (nella specie, relativa alla controversia circa la partecipazione alla ripartizione delle spese a seguito della condanna del condominio al pagamento del servizio di portierato, la Corte ha disatteso l’assunto della ricorrente secondo cui l’obbligazione nei confronti dell’ex portiera sarebbe sorta al momento in cui fu pronunciata la sentenza del Giudice del lavoro, giacché tale sentenza aveva un contenuto di accertamento e condanna, non era una pronuncia costitutiva. Parimenti infondato era poi l’ulteriore assunto della ricorrente secondo cui il debito dei condomini nei confronti del condominio sarebbe sorto con la delibera condominiale, giacché quest’ultima ha soltanto ripartito una obbligazione preesistente).   Cassazione civile sez.

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Danni provocati da fauna selvatica e contenuto dell’onere probatorio incombente sul danneggiato

  Il danno cagionato dalla fauna selvatica ai veicoli in circolazione non è risarcibile in base alla presunzione stabilita dall’art. 2052 c.c., inapplicabile per la natura di animali selvatici, ma solo alla stregua dei principi generali sanciti dall’art. 2043 c.c., con la precisazione che tale fattispecie richiede l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico e pertanto costituisce onere della parte danneggiata indicare la causa efficiente del danno, trattandosi di responsabilità aquiliana. Ciò perché la gestione di tali animali incombente sulla Pubblica Amministrazione non comporta ex se che qualunque danno a vetture circolanti cagionato da essa sia addebitabile alla stessa P.A., occorrendo la allegazione o quantomeno l’indicazione di una condotta omissiva efficiente sul piano della presumibile ricollegabilità del danno (quale la anomala incontrollata presenza di molti animali selvatici sul posto – la abituale frequentazione del luogo del sinistro da parte degli stessi in un numero eccessivo di esemplari tale da costituire un vero e proprio pericolo

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Il datore deve riassegnare e non licenziare il tirocinante divenuto disabile

L’art. 5 della direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, deve essere interpretato nel senso che, quando un lavoratore, compreso quello che effettua un tirocinio nel quadro della sua assunzione, diviene definitivamente inidoneo, a causa di una sopravvenuta disabilità, a occupare il posto di lavoro cui è stato destinato in seno all’impresa, il suo datore di lavoro è tenuto, a titolo delle «soluzioni ragionevoli» previste da detto articolo, a riassegnarlo a un altro posto di lavoro, se questi possiede la competenza, la capacità e la disponibilità richieste e se una tale misura non impone a detto datore di lavoro un onere sproporzionato.   Corte giustizia UE sez. III, 10/02/2022, n.485

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Al collaboratore scolastico con compiti di custodia e sorveglianza sui locali della scuola non spetta il beneficio previdenziale spettante alle vittime del dovere

Cassazione civile sez. lav., 20/10/2021, n.29204 Il beneficio previdenziale spettante, ai sensi dell’art. 1, comma 563, lett. c) ed e), della l. n. 266 del 2005, alle vittime del dovere che abbiano subito un’invalidità permanente in conseguenza di lesioni riportate a seguito di eventi verificatisi nel corso di attività di vigilanza ad infrastrutture civili e militari ed a tutela della pubblica incolumità, non compete al collaboratore scolastico con compiti di custodia e sorveglianza generica sui locali della scuola, la cui attività non è ordinariamente connotata da una speciale pericolosità e dall’assunzione di rischi qualificati rispetto a quelli propri della generalità dei pubblici dipendenti. Fonte: Giustizia Civile Massimario 2021

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Lavoratore cade rientrando in ufficio dopo la pausa caffè: escluso l’indennizzo per infortunio sul lavoro

Quando l’infortunio si verifica al di fuori, dal punto di vista spazio-temporale, della materiale attività di lavoro e delle vere e proprie prestazioni lavorative (si verifica, cioè, anteriormente o successivamente a queste, o durante una “pausa”), la ravvisabilità della “occasione di lavoro” è rigorosamente condizionata alla esistenza di circostanze che non ne facciano venir meno la riconducibilità eziologica al lavoro e viceversa la facciano rientrare nell’ambito dell’attività lavorativa o di tutto ciò che ad essa è connesso o accessorio in virtù di un collegamento non del tutto marginale. E’ da escludere la indennizzabilità dell’infortunio subito dalla lavoratrice durante la pausa al di fuori dell’ufficio giudiziario ove prestava la propria attività e lungo il percorso seguito per andare al bar a prendere un caffè, posto che la lavoratrice, allontanandosi dall’ufficio per raggiungere un vicino pubblico esercizio, si è volontariamente esposta ad un rischio non necessariamente connesso all’attività lavorativa per il soddisfacimento

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Diritto del figlio nato da parto anonimo di ottenere le informazioni sanitarie sulla salute della madre: limiti

Il figlio nato da parto anonimo ha diritto di ottenere le informazioni sanitarie sulla salute della madre, riguardanti le anamnesi familiari, fisiologiche e patologiche, con particolare riferimento all’eventuale presenza di malattie ereditarie trasmissibili; tale facoltà è ulteriore e distinta rispetto a quella di puro accesso alle origini, avendo come finalità la tutela della vita o della salute del figlio adottato o di un suo discendente. Ne consegue che l’esercizio del diritto deve essere garantito con modalità tali da tutelare l’anonimato della donna “erga omnes”, anche verso il figlio, e la richiesta, meramente cartolare, di consultazione dei dati, quali ricavabili dal certificato di assistenza al parto o dalla cartella clinica della partoriente, potrà comportare, non potendosi consentire un accesso indiscriminato al documento sanitario in oggetto, un diritto di accesso sulla base di un quesito specifico, non esplorativo, relativo a determinati dati sanitari, con l’osservanza di tutte le cautele necessarie a garantire

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Sull’utilizzabilità dei messaggi privati pubblicati dal proprio coniuge su un sito di incontri

I messaggi privati pubblicati dal proprio coniuge su un sito di incontri possono essere usati nella causa di divorzio, sempreché la divulgazione della corrispondenza abbia un effetto limitato sulla sua privacy. Non sussiste, infatti, alcuna violazione dell’articolo 8 della Cedu, che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza, nel caso di presentazione in giudizio della corrispondenza online del coniuge, al fine di stabilire una responsabilità condivisa nella separazione. Ad affermarlo è la cedu, chiamata a esaminare un caso portoghese, i cui una donna si era lamentata del fatto che il marito non fosse stato condannato, per violazione della sua privacy, per aver inserito nel dossier della causa di divorzio i messaggi che lei aveva scritto a degli uomini, da sposata, su un sito di incontri. Corte europea diritti dell’uomo sez. IV, 07/09/2021, n.27516

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Sui presupposti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio e per la sua quantificazione

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge – cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della l. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, – richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico -patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto. Cassazione civile sez. VI, 01/10/2021, n.26682

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Ha diritto al risarcimento del danno il proprietario del veicolo che al momento dell’incidente viaggiava come trasportato

In tema di Rc auto, in caso di incidente in cui il proprietario del veicolo viaggiava come soggetto trasportato, la qualità di vittima prevale su quella di assicurato, con la conseguenza che il proprietario ha diritto al risarcimento de danno. A dirlo è la Cassazione, secondo cui il proprietario che al momento del sinistro si trovava in macchina senza essere alla guida deve ottenere l’indennizzo pieno per il danno derivante dalla circolazione non illegale del mezzo, senza che assuma rilevanza la sua eventuale corresponsabilità nell’incidente. Cassazione civile sez. III, 13/05/2021, n.12901

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Illegittimo il divieto assoluto di introdurre cani in determinate zone del territorio comunale.

È illegittima l’ordinanza sindacale che, per preservare il suolo pubblico dall’insudiciamento di cani, pone il divieto assoluto di conduzione di cani sul lungomare, nelle villette comunali e nei parchi pubblici di tutto il territorio comunale. Il suddetto divieto risulta essere eccessivamente limitativo della libertà di circolazione delle persone e si pone in contrasto con i principi di adeguatezza, ragionevolezza e proporzionalità, in quanto esso vieta tout court la libera conduzione di tali animali nei siti oggetto di controversia senza però aver previamente valutato l’idoneità di ulteriori misure puntuali (quali l’obbligo di portare con se, unitamente all’animale, anche paletta e sacchetto per raccolta deiezioni, l’immediata rimozione delle deiezioni, la pulizia delle aree interessate dalle deiezioni) e altre, eventualmente aggiuntive a quelle già contenute nell’ordinanza purché non in assoluto preclusive delle prerogative dei cittadini. T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 26/04/2021, n.885

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Successione mortis causa nei contratti

Anche se nel nostro ordinamento nulla è specificamente previsto in merito alla regola della trasmissibilità agli eredi dei rapporti giuridici patrimoniali facenti capo al de cuius, tuttavia il principio di trasmissibilità può essere desunto da una serie di norme; anzitutto dal combinato disposto degli artt. 460 e 490 c.c. (il primo riconosce al chiamato all’eredità il potere di compiere atti di amministrazione temporanea, lasciando intendere che la successione possa comprendere anche rapporti contrattuali; il secondo utilizza il termine ‘patrimonio’ per evidenziare l’insieme delle situazioni soggettive, comprese quelle di natura contrattuale, facenti capo al soggetto defunto). In secondo luogo, in materia di contratti, il codice civile contiene previsioni che regolano specificamente le conseguenze del decesso di una delle parti contrattuali, improntandola al principio di continuazione, cosicché il decesso non è causa di cessazione, bensì al massimo titolo di recesso facoltativo. Ciò comporta che i contratti possono validamente trasmettersi agli eredi. Tribunale Reggio Calabria sez. I, 29/06/2021,

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Integra diffamazione la condotta di chi pubblica foto che ritrae dipendenti comunali e afferma si tratti di fannulloni

È configurabile il reato di diffamazione per colui che diffonde sui social una foto che ritrae dipendenti comunali affermando che si tratti di fannulloni, enfatizzando le pose assunte al momento dello scatto. A dirlo è la Cassazione che ricorda in tal modo di fare attenzione alle critiche espresse sul proprio profilo Facebook, potendo, infatti, costituire diffamazione la diffusione di foto che riprendono un momento criticabile della vita di terzi, dando così l’impressione che lo scatto sia rappresentativo di una condotta generalizzata di chi vi è ritratto e di cui così si offende la reputazione. Cassazione penale sez. V, 04/03/2021, n.11426

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Mantenimento del figlio maggiorenne, il genitore deve assecondare, per quanto possibile, le inclinazioni naturali e le aspirazioni del figlio

Se è vero che il diritto del figlio al mantenimento, anche dopo il raggiungimento della maggiore età, non esclude il suo dovere di adoperarsi per rendersi quanto prima economicamente autonomo, impegnandosi con profitto negli studi o nella formazione professionale ed attivandosi, completati gli stessi, per il reperimento di un’occupazione adeguata alle proprie capacità ed alla propria specializzazione, nonché compatibile con le opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, è anche vero, però, che è compito dei genitori di assecondare, per quanto possibile, le inclinazioni naturali e le aspirazioni del figlio, consentendogli di orientare la sua istruzione in conformità dei suoi interessi e di cercare un’occupazione appropriata al suo livello sociale e culturale, anche mediante la somministrazione dei mezzi economici a tal fine necessari, senza forzarlo ad accettare soluzioni indesiderate. Cassazione civile sez. I, 23/08/2021, n.23318

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Ammissibili, in sede di separazione consensuale o divorzio congiunto, gli accordi attuativi di un trasferimento immobiliare

Sono valide le clausole dell’accordo di divorzio a domanda congiunta, o di separazione consensuale, che riconoscano ad uno o ad entrambi i coniugi la proprietà esclusiva di beni mobili o immobili, o di altri diritti reali, ovvero ne operino il trasferimento a favore di uno di essi, o dei figli, al fine di assicurarne il mantenimento; il suddetto accordo di divorzio o di separazione, in quanto inserito nel verbale d’udienza, redatto da un ausiliario del giudice e destinato a far fede di ciò che in esso è attestato, assume forma di atto pubblico ai sensi e per gli effetti dell’art. 2699 c.c. e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, costituisce, dopo la sentenza di divorzio resa ai sensi della l. n. 898 del 1970, art. 4, comma 16, che, in relazione alle pattuizioni aventi ad oggetto le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti economici, ha valore di pronuncia dichiarativa, ovvero dopo

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In generale i minori, nei procedimenti giudiziari che li riguardano, non possono essere considerati parti formali del giudizio

In generale i minori, nei procedimenti giudiziari che li riguardano, non possono essere considerati parti formali del giudizio, perché la legittimazione processuale non risulta attribuita loro da alcuna disposizione di legge; essi sono, tuttavia, parti sostanziali, in quanto portatori di interessi comunque diversi, quando non contrapposti, rispetto ai loro genitori. La tutela del minore, in questi giudizi, si realizza mediante la previsione che deve essere ascoltato, e costituisce pertanto violazione del principio del contraddittorio e dei diritti del minore il suo mancato ascolto, quando non sia sorretto da un’espressa motivazione sull’assenza di discernimento, tale da giustificarne l’omissione. (La S.C. ha dettato il principio in giudizio nel quale i nonni del minore, che domandavano di essere ammessi ad incontrarlo, avevano contestato la nullità della sentenza a causa della mancata nomina di un difensore del minore, critica respinta, e della sua mancata audizione, censura che è stata invece accolta, con rinvio al giudice dell’appello).

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Legami nonni – nipoti

Il legame instaurato tra i nonni e i nipoti deve essere salvaguardato, in nome del superiore interesse del minore. A ricordarlo è la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 8 della Cedu, relativo al diritto al rispetto della vita familiare, per non aver adottato le opportune misure per garantire il legame tra nonna e nipote. Nel caso di specie, si trattava di una minore, che viveva con sua nonna, che era stata da questa allontanata e data in affidamento. Le autorità nazionali, nonostante la decisione favorevole del tribunale per i minorenni, erano rimaste inerti, non assicurando alla nonna il diritto di visita. Corte europea diritti dell’uomo sez. I, 14/01/2021, n.21052

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Continui rumori molesti ai danni del vicinato possono provocare la risoluzione del contratto d’affitto e lo sfratto dell’inquilino molesto

In tema di locazione, tra le obbligazioni del conduttore, ai sensi dell’articolo 1587 del codice civile, vi è anche quella di servirsi dell’immobile con la “diligenza del buon padre di famiglia”. La violazione di tale obbligazione, richiamata altresì nel contratto, espressa in continui rumori molesti ai danni del vicinato e del condominio, può provocare la risoluzione del contratto d’affitto e lo sfratto dell’inquilino molesto. A dirlo è la Cassazione che ha dato ragione al proprietario di un immobile, il quale aveva ottenuto lo sfratto della propria conduttrice proprio sulla base della violazione dei doveri del conduttore. Nella fattispecie, la conduttrice aveva instaurato una relazione conflittuale con i vicini di casa, insultandone alcuni, imbrattando gli immobili di altri con la vernice e affiggendo cartelli con ingiurie all’interno del condominio. Cassazione civile sez. III, 20/10/2020, n.22860

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Reato di stalking via Facebook: configurabilità e accertamenti necessari

Il reato di stalking può essere commesso anche a mezzo di messaggi e comunicazioni diffusi tramite i social-media (nella specie, Facebook), come del resto attestato dal comma 2 dell’articolo 612-bis del Cp, laddove è previsto un aggravamento della pena quando il fatto sia commesso «attraverso strumenti informatici o telematici». Piuttosto, ai fini della configurabilità del reato, occorre da un lato verificare, in fatto, il carattere e l’efficacia intimidatoria degli scritti postati, e, dall’altro, verificare le modalità di diffusione dei messaggi. Sotto quest’ultimo profilo, deve tenersi conto che, nel caso del social-media Facebook (ma anche di altre analoghe comunità virtuali), le comunicazioni possono avvenire sia inviandole al “profilo” del destinatario, sia pubblicandole sul proprio “profilo”. Nel primo caso, si attua pacificamente una diretta invasione della sfera privata altrui, rilevante ai fini della configurabilità del reato, non dissimilmente a quanto si realizza con le comunicazioni con il telefono o con i messaggi sms o tramite

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Incostituzionale la norma che obbliga il giudice a punire con il carcere il reato di diffamazione a mezzo stampa

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 13 l. 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa) e, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 l. 11 marzo 1953, n. 87, dell’art. 30, comma 4, l.6 agosto 1990, n. 223 (Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato). Tali norme sono incostituzionali, perché in contrasto con la libertà di manifestazione del pensiero, obbligano il giudice a punire con il carcere il reato di diffamazione a mezzo stampa o della radiotelevisione, aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato. La minaccia dell’obbligatoria applicazione del carcere può produrre infatti l’effetto di dissuadere i giornalisti dall’esercizio della loro cruciale funzione di controllo dell’operato dei pubblici poteri. Corte Costituzionale, 12/07/2021, n.150

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Azione di regolamento di confini: indagine del giudice

In tema di azione di regolamento di confini, per l’individuazione della linea di separazione fra fondi limitrofi la base primaria dell’indagine del giudice di merito è costituita dall’esame e dalla valutazione dei titoli d’acquisto delle rispettive proprietà; solo la mancanza o l’insufficienza di indicazioni sul confine rilevabile dai titoli, ovvero la loro mancata produzione, giustifica il ricorso ad altri mezzi di prova, ivi comprese le risultanze delle mappe catastali. Tribunale La Spezia sez. I, 22/02/2021, n.98

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Volontario abbandono del domicilio coniugale e addebito della separazione

Il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto porta all’impossibilità della convivenza, salvo che si provi, e l’onere incombe su chi ha posto in essere l’abbandono, che esso è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata ed in conseguenza di tale fatto, anche se la domanda di separazione non sia stata già proposta. Tale prova è più rigorosa nell’ipotesi in cui l’allontanamento riguardi pure i figli, dovendosi specificamente e adeguatamente dimostrare, anche riguardo a essi, la situazione d’intollerabilità. Cassazione civile sez. I, 05/05/2021, n.11793

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Assegno di divorzio e determinazione del relativo ammontare

In tema di assegno di divorzio e di concreta determinazione del relativo ammontare, la titolarità della pensione sociale, risolvendosi in una fonte idonea a sopperire in qualche misura alle esigenze di vita di chi la percepisce, rappresenta un elemento valutabile ai fini dell’accertamento della condizione economica del coniuge richiedente l’assegno di divorzio. Cassazione civile sez. I, 05/05/2021, n.11797

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Responsabile anche il padre disattento per i danni occorsi alla figlia per una caduta in piscina

Nella controversia relativa al risarcimento dei danni patiti dalla figlia minore a seguito di una caduta avvenuta in uno scivolo d’acqua all’interno di un complesso sportivo, il fatto di accompagnare contemporaneamente tre figli minori, tutti bisognosi di controllo, in una struttura solo parzialmente custodita e potenzialmente fonte di pericolo non può essere un elemento che sgrava il genitore di ogni responsabilità; anzi, al contrario, conferma la sussistenza di una sua colpevolezza. Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, n.13503

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Ai fini della validità della scrittura privata è indispensabile la paternità della firma, non della redazione

Il codice civile prevede per il solo testamento olografo che esso debba essere ‘scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore’. Per le scritture private, invece, l’art. 2702 c.c. prevede che le stesse fanno ‘piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta’. In sostanza il fatto che il testo della scrittura privata sia scritto da un terzo estraneo alle parti della scrittura e solo sottoscritto dalle parti medesime è assolutamente irrilevante: se le parti riconoscono le relative sottoscrizioni, la scrittura fa piena prova nei loro confronti, essendo irrilevante il soggetto che abbia redatto il testo. Tribunale Ferrara sez. I, 09/04/2021, n.254

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Fatture relative a operazioni inesistenti: sarà onere del contribuente provarne l’esistenza

Nell’ipotesi di fatture che l’Amministrazione ritenga relative ad operazioni inesistenti, non spetta al contribuente provare che l’operazione sia effettiva, bensì sarà l’Amministrazione finanziaria, la quale adduce la falsità del documento, che dovrà fornire dimostrazione che l’operazione commerciale, oggetto della fattura, in realtà non sia mai stata posta in essere. Nondimeno tale prova è raggiunta qualora l’Amministrazione fornisca validi elementi per dimostrare “in modo certo e diretto” l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati. In tal caso transiterà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate (nel caso di specie, l’Amministrazione ha fornito una notevole quantità di elementi indiziari idonei a dimostrare gli elementi di fatto della frode, limitandosi il contribuente a produrre documentazione carente). Comm. trib. prov.le Novara sez. II, 15/04/2021, n.77

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Ha diritto al risarcimento la presunta vittima di stupro, per la sentenza che contiene passaggi che non rispettano la sua vita privata e intima

In un procedimento penale relativo ad un presunto stupro subito da una donna, sono del tutto ingiustificati i riferimenti fatti dai giudici nella motivazione a particolari quali la biancheria intima indossata, nonché i commenti sulla sua presunta bisessualità. Ad affermarlo con una durissima sentenza è la CEDU che si è pronunciata su un caso deciso dalla Corte d’appello di Firenze nel 2015, in cui furono assolti i 7 imputati accusati di uno stupro di gruppo avvenuto nella Fortezza da Basso nel 2008 ai danni di una donna. A ricorrere alla Corte di Strasburgo è stata la presunta vittima della violenza, la quale non ha chiesto ai giudici di esprimersi sull’assoluzione degli imputati, bensì sul contenuto della sentenza, che secondo lei ha violato la sua vita privata e l’ha discriminata. La Corte di Strasburgo le ha dato ragione accordandole un risarcimento per danni morali di 12mila euro condannando l’Italia per aver

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Diffamazione su social network: nel valutare il requisito della continenza si deve considerare anche l’eccentricità delle modalità di esercizio della critica

In tema di diffamazione, nel caso di condotta realizzata attraverso “social network”, nella valutazione del requisito della continenza, ai fini del legittimo esercizio del diritto di critica, si deve tener conto non solo del tenore del linguaggio utilizzato, ma anche dell’eccentricità delle modalità di esercizio della critica, restando fermo il limite del rispetto dei valori fondamentali, che devono ritenersi sempre superati quando la persona offesa, oltre che al ludibrio della sua immagine, sia esposta al pubblico disprezzo. (Fattispecie relativa alla pubblicazione di commenti “ad hominem” umilianti e ingiustificatamente aggressivi su una bacheca “facebook”, pubblica “piazza virtuale” aperta al libero confronto tra gli utenti registrati). Cassazione penale sez. V, 18/01/2021, n.8898

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Infortuni sul lavoro: il datore di lavoro è responsabile anche quando l’evento si verifichi per negligenza ed imprudenza del lavoratore

Le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso, con la conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l’imprenditore, all’eventuale concorso di colpa del lavoratore, la cui condotta può comportare l’esonero totale del medesimo imprenditore da ogni responsabilità solo quando presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento, essendo necessaria, a tal fine, una rigorosa dimostrazione dell’indipendenza del comportamento del lavoratore dalla sfera di organizzazione e dalle finalità del lavoro,

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Locazione di immobili dell’edilizia residenziale pubblica, in caso di morte dell’assegnatario pronto al riscatto non è automatico il subentro per il figlio

In materia di locazione di immobili dell’edilizia residenziale pubblica, l’unico titolo che abilita alla locazione è l’assegnazione, e in caso di morte dell’assegnatario si determinano la cessazione dell’assegnazione-locazione ed il ritorno dell’alloggio nella disponibilità dell’ente, il quale può procedere, nell’esercizio del suo potere discrezionale, ad una nuova assegnazione, eventualmente a favore dei soggetti che, in qualità di conviventi ed in presenza delle altre condizioni generali previste dalla normativa, hanno un titolo preferenziale per l’assegnazione, dovendo invece escludersi che possa configurarsi, in base ad un’interpretazione dei principi generali in materia di edilizia residenziale pubblica, un diritto al subentro automatico. Cassazione civile sez. VI, 22/04/2021, n.10587

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Opposizione a decreto ingiuntivo: il Giudice deve provvedere alla domanda proposta dal creditore

Instaurandosi, con l’opposizione a decreto ingiuntivo, un ordinario giudizio di cognizione, il giudice, ove la ritenga fondata, non deve limitarsi a revocare il decreto, ma, dopo aver operato l’autonoma valutazione di tutti gli elementi offerti dalle parti, se ritenga la prova del credito insussistente, deve provvedere al rigetto della domanda proposta dal creditore; o il contrario, quando il credito risulti provato per una misura minore. Cassazione civile sez. I, 19/04/2021, n.10263

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Accordo di separazione dei coniugi, successivo divorzio e validità della pattuizione di un assegno vita natural durante

In tema di soluzione della crisi coniugale, ove in sede di separazione, i coniugi, nel definire i rapporti patrimoniali già tra di loro pendenti e le conseguenti eventuali ragioni di debito – credito portata da ciascuno, abbiano pattuito anche la corresponsione di un assegno dell’uno e a favore dell’altro da versarsi “vita natural durante”, il giudice del divorzio, chiamato a decidere sull’an dell’assegno divorzile, dovrà preliminarmente provvedere alla qualificazione della natura dell’accordo inter partes, precisando se la rendita costituita (e la sua causa aleatoria sottostante) “in occasione” della crisi familiare sia estranea alla disciplina inderogabile dei rapporti tra coniugi in materia familiare, perché giustificata per altra causa, e se abbia fondamento il diritto all’assegno divorzile (che comporta necessariamente una relativa certezza causale soltanto in ragione della crisi familiare). Cassazione civile sez. I, 26/04/2021, n.11012

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