Diritto Internazionale

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Hai bisogno di un avvocato a Verona che si occupi del diritto internazionale?

La continua globalizzazione non solo delle economie ma anche delle culture rappresenta un fenomeno che sta investendo sempre di più la nostra società. Attività di impresa, rapporti personali, questioni familiari riguardanti patrimoni situati in nazioni diverse dall’Italia rappresentano solo alcune delle casistiche che assumono rilievo non solo dal punto di vista economico ma anche da quello giuridico.
Per tutti questi motivi è di fondamentale importanza affidarsi alla competenza di un avvocato che sia esperto in questioni di diritto internazionale.

Di cosa si occupa l’avvocato di diritto internazionale

L’avvocato esperto in diritto internazionale riesce a tutelare il proprio assistito in merito alle tematiche e controversie che hanno luogo al di fuori dei confini nazionali. Grazie ad una profonda conoscenza delle leggi applicate all’estero, egli assicura l’utilizzo dei migliori metodi utili ad ottenere una convivenza tranquilla tra cittadini appartenenti a diversi Stati. In tal modo, la sua attività tende a garantire benessere e stabilità tra diverse culture e regole all’interno di una società globalizzata.
L’attività di consulenza può essere svolta sia a favore di persone fisiche che di enti e imprese che hanno rapporti con soggetti che si trovano all’estero e abbraccia un ventaglio di casistiche davvero molto ampio. L’avvocato esperto in diritto internazionale deve essere in grado di trovare gli elementi di raccordo nella disciplina legale che regola i singoli Stati, dove risiedono i soggetti assistiti e/o facenti parte delle controversie.

Aree di attività dell’avvocato esperto di diritto internazionale

Come detto in precedenza, l’avvocato che opera nell’ambito del diritto internazionale si troverà a svolgere un ruolo davvero impegnativo e dovrà rimanere sempre aggiornato in merito alle novità legate alle varie tematiche.
È importante che l’avvocato abbia una buona conoscenza delle norme di diritto internazionale privato; nello specifico, deve essere in grado di individuare il diritto sostanziale che può essere utilizzato per le singole fattispecie che hanno sistemi giuridici diversi e verificare se determinate sentenze estere possano trovare applicazione in Italia e viceversa.
Uno dei principali ambiti di attività esteri riguarda il campo delle successioni ereditarie internazionali nel quale l’avvocato ha il compito di tutelare gli interessi degli eredi e risolvere i conflitti che possono verificarsi tra gli stessi in seguito alle successioni legittime o testamentarie del de cuius.
Le coppie che decidono di divorziare o di separarsi sono libere di scegliere quali leggi seguire in ambito internazionale ma lo stesso non si può dire per l’affidamento dei minori: allo scopo di tutelare l’integrità fisica e morale di questi ultimi, esso è disciplinato in modo specifico.
Affidarsi ad un professionista esperto, in questi casi, è indispensabile per avere la certezza che tutto venga svolto correttamente, secondo la normativa vigente.
L’aiuto di un avvocato esperto in diritto internazionale è sicuramente utile anche laddove si decida di contrarre matrimonio all’estero: l’avvocato, consultando le varie leggi che regolano il matrimonio nel paese straniero potrà evitare inutili lungaggini burocratiche.
Un’assistenza sempre più richiesta riguarda poi le procedure di immigrazione all’estero per scopi lavorativi. In virtù della globalizzazione delle economie, è sempre più frequente il caso di persone che si recano all’estero per motivi lavorativi. Qualora si dovesse uscire dai confini dell’Unione Europea gli stati esteri potrebbero richiedere specifiche documentazioni e compilazioni di modulistiche che potrebbero richiedere l’aiuto di un avvocato esperto.
Molto importante è anche l’assistenza offerta dall’avvocato nei rapporti e nelle procedure con l’ambasciata italiana e con quelle dei paesi stranieri, come anche nello svolgimento delle pratiche per la richiesta del visto di entrata in Italia, un tema molto sentito soprattutto negli ultimi periodi.
Rientrano nelle casistiche seguite da questo professionista anche le ipotesi di relocation di persone straniere che vengono in Italia, anche durante il pensionamento.
Anche per l’asseverazione, ossia il giuramento che certifica la conformità di un atto o di una dichiarazione al testo originale della traduzione, potrebbe essere utile rivolgersi ad un avvocato. Si tratta, infatti di un’attività molto delicata che deve essere svolta con meticolosità per evitare di ritrovarsi nei pasticci.
Anche chi ha necessità di riprodurre documenti o certificati davanti ad autorità straniere dovrà ricorrere alle procedure di legalizzazione o apostille (termine derivante dall’apposizione di un timbro sul documento originale) e potrebbe aver bisogno dell’assistenza di un legale.
L’ambito di assistenza legale si estende anche a fattispecie che riguardano casistiche di carattere economico e che possono essere maggiormente inerenti le attività imprenditoriali. Si pensi ad esempio ai casi di acquisto di immobili all’estero, all’assistenza alle aziende all’estero, alle procedure per il recupero di crediti insoluti e molte altre situazioni che possono determinare una controversia tra aziende italiane ed enti pubblici e privati stranieri.
Affidarsi ad un professionista costantemente aggiornato sull’evoluzione della normativa internazionale è fondamentale per essere certi di ricevere sempre la miglior assistenza.

Articoli e direttivi

  1. Art. 101 TFUE

    L’articolo 101 TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, deve essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che assoggetta gli onorari dei procuratori legali a una tariffa che può essere aumentata o diminuita solamente del 12%, e della quale i giudici nazionali si limitano a verificare la rigorosa applicazione, senza essere in grado, in circostanze eccezionali, di derogare ai limiti fissati da tale tariffa (fattispecie relativa a controversie davanti alla autorità spagnole). (Corte giustizia UE sez. I, 08/12/2016, n. 532).

  2. Direttiva 2000/78/CE

    La Direttiva 2000/78/CE (parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro) deve essere interpretata nel senso che: il fatto che l’interessato si trovi, a causa di un infortunio sul lavoro, in una situazione di invalidità temporanea, ai sensi del diritto nazionale, di durata incerta, non implica, di per sé, che la limitazione della capacità di tale persona possa essere qualificata come «duratura» ai sensi della definizione di «handicap» contemplata da tale direttiva, letta alla luce della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (approvata dall’UE con la Decisione 2010/48/CE). Tra gli indizi che consentono di considerare che una siffatta limitazione è «duratura» figura in particolare la circostanza che, all’epoca del fatto asseritamente discriminatorio, la menomazione dell’interessato non presenti una prospettiva ben delimitata di superamento nel breve periodo od il fatto che tale menomazione possa protrarsi in modo rilevante prima della guarigione di tale persona e nel contesto dell’esame di tale carattere «duraturo», il giudice del rinvio deve basarsi sugli elementi obiettivi complessivi di cui dispone, in particolare sui documenti e sui certificati concernenti lo stato di tale persona, redatti sulla base di conoscenze, di dati medici e scientifici attuali. (Corte giustizia UE sez. III, 01/12/2016, n. 395).

  3. Art. 8 direttiva 2008/94/Ce

    L’art. 8 direttiva 2008/94/Ce, relativa alla tutela dei lavoratori subordinati in caso d’insolvenza del datore di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che non impone, in caso di insolvenza del datore di lavoro, che le ritenute sullo stipendio convertite in contributi previdenziali di un ex dipendente, ritenute che il suddetto datore di lavoro avrebbe dovuto versare su un conto pensione a beneficio di detto dipendente, siano escluse dalla massa fallimentare. (Corte giustizia UE sez. II, 24/11/2016, n. 454).

  4. Art. 2 della direttiva 2000/78/CE

    L’articolo 2 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che non integra una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale una normativa nazionale che, nell’ambito di un regime previdenziale professionale, subordini il diritto a una pensione di reversibilità per i partner registrati superstiti degli affiliati alla condizione che l’unione civile sia stata contratta prima del compimento dei 60 anni da parte dell’affiliato, mentre il diritto nazionale non consentiva all’affiliato interessato di contrarre un’unione civile prima di raggiungere tale limite di età. Gli articoli 2 e 6, paragrafo 2, della direttiva 2000/78 devono essere interpretati nel senso che non integra una discriminazione fondata sull’età una normativa nazionale come quella oggetto del procedimento principale, che, nell’ambito di un regime previdenziale professionale, subordini il diritto a una pensione di reversibilità per i partner registrati superstiti degli affiliati alla condizione di aver contratto l’unione civile prima del compimento dei 60 anni da parte dell’affiliato, mentre il diritto nazionale non consentiva all’affiliato interessato di contrarre un’unione civile prima di raggiungere tale limite di età. Gli articoli 2 e 6, paragrafo 2, della direttiva 2000/78 devono essere interpretati nel senso che una normativa nazionale come quella oggetto del procedimento principale non è tale da istituire una discriminazione fondata su una combinazione dell’orientamento sessuale e dell’età, qualora detta normativa non costituisca una discriminazione né in base all’orientamento sessuale né in base all’età, separatamente considerati (la Corte si è così pronunciata nella controversia promossa dal partner di un docente di un istituzione scolastica irlandese che si era visto negare il beneficio della pensione di reversibilità prevista dal regime previdenziale professionale cui il docente era stato affiliato prima del suo decesso). (Corte giustizia UE sez. I, 24/11/2016, n. 443).

  5. L’art. 4 § 2 Direttiva 2003/4/Ce

    L’art. 4 § 2 Direttiva 2003/4/Ce ,sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale, dev’essere interpretato nel senso che la circostanza che il richiedente un’autorizzazione all’immissione in commercio di un prodotto fitosanitario o biocida non abbia, nel corso del procedimento previsto per il conseguimento di detta autorizzazione, chiesto il trattamento riservato delle informazioni presentate nell’ambito di detto procedimento sulla base degli artt. 14 Direttiva 91/414/Cee (immissione in commercio dei prodotti fitosanitari) e 19 Direttiva 98/8/Ce (immissione sul mercato dei biocidi), o degli artt. 33 §. 4 e 63 Regolamento (immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari) non osta a che l’autorità competente, alla quale un terzo presenti, dopo la chiusura del procedimento medesimo, una domanda di accesso a tali informazioni sulla base di detta direttiva, esamini l’opposizione di detto richiedente a tale domanda di accesso e, eventualmente, la respinga in applicazione della norma in esame con la motivazione che la divulgazione delle informazioni in questione arrecherebbe pregiudizio alla riservatezza delle informazioni commerciali o industriali. Deve, poi, essere intesa nel senso che rientra nella nozione di «emissioni nell’ambiente» ai sensi di tale disposizione il rilascio di prodotti o di sostanze, quali i prodotti fitosanitari o biocidi e le sostanze contenute in tali prodotti, nell’ambiente, purché tale rilascio sia effettivo o prevedibile in condizioni normali o realistiche di utilizzo; rientrano nella nozione di «informazioni sulle emissioni nell’ambiente» ai sensi della suddetta disposizione le indicazioni relative alla natura, alla composizione, alla quantità, alla data e al luogo delle «emissioni nell’ambiente» di detti prodotti o sostanze, nonché i dati relativi agli effetti, a termine più o meno lungo, di dette emissioni sull’ambiente, in particolare le informazioni relative ai residui presenti nell’ambiente dopo l’applicazione del prodotto interessato e gli studi sulla misura della dispersione di tale sostanza nel corso di detta applicazione, a prescindere dal fatto che questi dati siano ricavati da studi realizzati in tutto o in parte sul campo, da studi di laboratorio o da studi di traslocazione. Infine in caso di richiesta di accesso a informazioni sulle emissioni nell’ambiente la cui divulgazione arrecherebbe pregiudizio a uno degli interessi contemplati alle Lett. A-D e F-H di questa norma devono essere divulgati solo i dati pertinenti che possono essere estratti dalla fonte di informazione riguardanti le emissioni nell’ambiente, ove sia possibile dissociare tali dati dalle altre informazioni contenute nella suddetta fonte, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare. (Corte giustizia UE sez. V, 23/11/2016, n. 442).

  6. ‘Art. 2, paragrafo 2, della direttiva 2000/78/CE

    L’articolo 2, paragrafo 2, della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 1, della stessa direttiva, deve essere interpretato nel senso che esso non osta ad una normativa, come quella controversa nel procedimento principale, la quale prevede che i candidati ad impieghi quali agenti di un corpo di polizia che svolgono tutte le funzioni operative o esecutive incombenti a quest’ultimo non debbano aver compiuto 35 anni di età (la Corte si è così pronunciata nella controversia promossa da un cittadino spagnolo relativamente alla pubblicazione di un bando di concorso contenente il requisito secondo il quale i candidati ai posti di agenti della polizia della Comunità autonoma dei Paesi Baschi non dovevano aver compiuto 35 anni di età). (Corte giustizia UE grande sezione, 15/11/2016, n. 258).

  7. Art. 45 della direttiva 2004/18/Ce

    L’art. 45 della direttiva 2004/18/Ce è compatibile con una normativa nazionale, come quella italiana, che obbliga l’amministrazione aggiudicatrice a considerare quale motivo di esclusione una violazione in materia di versamento di contributi previdenziali ed assistenziali risultante da un certificato richiesto d’ufficio dall’amministrazione aggiudicatrice e rilasciato dagli istituti previdenziali, qualora tale violazione sussista alla data della partecipazione ad una gara d’appalto, anche se non sussisteva più alla data dell’aggiudicazione o della verifica d’ufficio da parte dell’amministrazione aggiudicatrice. (Corte giustizia UE sez. IX, 10/11/2016, n. 199).

  8. Art. 1 §. 2 lett. C direttiva 1999/44/Ce

    La nozione di «venditore» ai sensi dell’art. 1 §. 2 lett. C direttiva 1999/44/Ce, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo, deve essere interpretata nel senso che si riferisce anche ad un professionista che agisce in veste di intermediario per conto di un privato e che non abbia debitamente informato il consumatore acquirente del fatto che il proprietario del bene venduto è un privato, circostanza che incombe al giudice del rinvio verificare prendendo in considerazione il complesso delle circostanze del caso di specie. Questa interpretazione prescinde dal fatto che l’intermediario sia stato o meno retribuito per il suo intervento. (Corte giustizia UE sez. V, 09/11/2016, n. 149).

  9. Art. 17 §§. 1 e 2 della decisione quadro 2008/909/GAI

    L’art. 17 §§. 1 e 2 della decisione quadro 2008/909/GAI, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’UE, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una norma nazionale, interpretata in modo tale da autorizzare lo Stato di esecuzione a concedere alla persona condannata una riduzione di pena a motivo del lavoro da essa svolto durante la sua detenzione nello Stato di emissione, quando le autorità competenti di quest’ultimo Stato, conformemente al diritto dello stesso, non hanno concesso una siffatta riduzione di pena. Il diritto dell’UE deve essere interpretato nel senso che un giudice nazionale è tenuto a prendere in considerazione le norme del diritto interno nel loro complesso e ad interpretarle, quanto più possibile, conformemente a detta decisione quadro al fine di conseguire il risultato da essa perseguito, disapplicando, ove necessario, di propria iniziativa, l’interpretazione accolta dal giudice nazionale di ultima istanza, allorché tale interpretazione non è compatibile con il diritto dell’UE. (Corte giustizia UE, 08/11/2016, n. 554).

  10. Art. 8 §.1, 25 e 29 della seconda direttiva 77/91/Cee

    Gli art. 8 §.1, 25 e 29 della seconda direttiva 77/91/Cee, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società di cui all’art. 54 §.2 TFUE, per tutelare gli interessi dei soci e dei terzi per quanto riguarda la costituzione della società per azioni, nonché la salvaguardia e le modificazioni del capitale sociale della stessa, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano ad una misura, come l’ordinanza ingiuntiva controversa nel procedimento principale, adottata in una situazione di grave perturbamento dell’economia e del sistema finanziario di uno Stato membro che minacci la stabilità finanziaria dell’Ue, e avente come effetto un aumento del capitale di una società per azioni, senza il consenso dell’assemblea generale di quest’ultima, mediante l’emissione di nuove azioni per un importo inferiore al loro valore nominale e senza un diritto di opzione a favore degli azionisti esistenti. (Corte giustizia UE grande sezione, 08/11/2016, n. 41).

 

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