Diffamazione attraverso Internet e Media Tradizionali

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Un po’ di storia

Il reato di diffamazione lo si ritrova già nei primi ordinamenti giuridici moderni, infatti era già presente nel diritto romano, con una prima distinzione fra diffamazione orale e scritta. Oggi tutte le maggiori democrazie mondiali, anche se spesso con approcci diversi, hanno nel loro ordinamento questo reato anche se strutturato in maniera diversa. In alcune infatti l’onere della prova spetta all’accusa mentre in altre alla difesa.

L’ordinamento Italiano

Chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, secondo l’articolo 595 del codice penale dello Stato italiano, commette il reato di diffamazione. In buona sostanza ogni qualvolta si offende l’onore o il decoro di un soggetto senza che lui sia presente o comunque non sia in grado di percepire al momento l’offesa come tale, si commetto questo reato. E’ indispensabile inoltre che vi sia una comunicazione con più persone, nello specifico basta che l’offesa avvenga con almeno due soggetti, tra le quali non vanno considerate gli eventuali concorrenti nel reato.
Questa violazione è in continua evoluzione, soprattutto con l’avvenuta di internet e dei social. Infatti il codice prevede l’aggravante della diffamazione mezzo stampa, o qualsiasi altro mezzo di pubblicità, fra cui la giurisprudenza include internet e i social. Proprio sui vari social oggi avvengono la maggior parte delle diffamazioni, in quanto l’essere dietro una tastiera o uno smartphone fa sentire più protetti e si percepisce meno la gravità del gesto che si sta compiendo.
La seconda aggravante che prevede il codice è il caso in cui l’offesa viene arrecata a corpo politico, amministrativo, giudiziario, sua rappresentanza, autorità costituita in collegio.
Questo reato è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032; in caso di aggravanti la pena aumenta da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro nel primo caso, e di un terzo rispetto alla pena base nel secondo.
Il reato di diffamazione viene inserito fra i reati di danno, e per essere configurabile come tale è necessario che l’offesa venga percepita da più persone. Rispetto all’elemento soggettivo è sufficiente il dolo generico, anche in forma eventuale, non è quindi richiesta l’intenzione di offendere, basta l’idoneità ad offendere e la consapevolezza di comunicare con più persone.
Elemento necessario per perseguire il reato di diffamazione è la querela, effettuata per iscritto dalla parte lesa, presentata, anche per mezzo di un avvocato, alla polizia giudiziaria o direttamente in procura. Il processo penale per una determinata situazione diffamatoria va di pari passo con il processo civile in quanto, colui che ha effettuato la denuncia, rivendica un danno subito, meritevole di essere risarcito in sede civilistica per un importo da stabilirsi in fase processuale. Molte delle denunce e dei risarcimenti nell’ordinamento italiano avvengono a carico di giornalisti che, nell’esercizio del loro mestiere, vanno a ledere l’onore di personaggi pubblici. In questo caso il giudice dovrà effettuare un’analisi fra la diffamazione e il diritto di cronaca, satira e critica in capo al giornalista durante lo svolgimento della sua mansione.

Diffamazione per mezzo internet

Oggi la diffamazione nei social network, soprattutto Facebook, è diventata ricorrente in quanto gli utenti si sentono in diritto, nel commentare alcuni post, di esprimere la propria opinione, non valutando che il loro comportamento potrebbe essere lesivo verso altri soggetti. Sconfinare nella diffamazione in un ambiente particolarmente esposto come il web è molto semplice, ed oltre alle classiche diffamazioni in base alla razza o alla religione, vi sono i commenti o le battute su situazioni specifiche che in un attimo possono sfociare nel reato trattato. Se il legislatore ha deciso di scrivere una norma generica che potesse comprendere tutte le innovazioni tecnologiche anche future, appare comunque sempre più difficile oggi tracciare un confine ben definito fra il diritto di manifestazione di pensiero e la tutela della dignità. I presupposti per la diffamazione a mezzo internet sono: l’individuazione in maniera certa del destinatario delle ingiuriose, l’incontrollata diffusione e il carattere pubblico dello spazio virtuale, l’uso di espressioni oggettivamente idonee a recare offesa al decoro, onore e reputazione del soggetto passivo. Inoltre una recente sentenza della Corte di Cassazione configura il reato di diffamazione anche nel caso di e-mail offensive inviate a più soggetti.

Risarcimento del danno

Il reato penale spesso va di pari passo con la causa civile, in quanto il soggetto danneggiato solitamente richiede di essere risarcito per il torto subito. Accade a volte, come per esempio nel caso Boschi – De Bortoli, che il presunto danneggiate ometta di sporgere querela per il reato di diffamazione ma chieda direttamente un risarcimento civile per risarcimento danni. Dipende dalle valutazioni del legale, valutando le differenze fra i due procedimenti, primo fra tutti il fatto che il processo penale è pubblico, mentre il civile avviene a porte chiuse e solitamente è gestito unicamente dai legali. Inoltre il processo civile solitamente è incentrato su prove documentali mentre il processo penale da maggior peso alle prove testimoniali.

 

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