Il contenzioso bancario e il ruolo dell’avvocato

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Il contenzioso bancario è una delle procedure più diffuse per la risoluzione delle controversie che possono nascere nel rapporto tra banche e clienti. Potrebbe essere la soluzione ideale per tutelare i propri diritti di risparmiatore, ma la decisione di intentare una causa deve essere presa con cautela dopo un’attenta valutazione della propria posizione da parte di un avvocato competente e qualificato.

Che cos’è il contenzioso bancario

Il contenzioso bancario è uno strumento fondamentale per tutelare coloro che sono vittime di anatocismo, usura e di altri interessi non esplicitati alla stipula dei contratti bancari e finanziari. Di solito vi ricorre chi ha una linea di credito importante, come le imprese vessate da interessi illegali o gli investitori di media o grande liquidità soggetti a costi occulti. In effetti, oltre ad essere piuttosto lunga, tale procedura ha dei costi piuttosto elevati e permette di recuperare solo una parte di quanto illecitamente addebitato dalle banche, perciò non è la soluzione più indicata per i piccoli risparmiatori.

Ci si può rivolgere all’autorità giudiziaria per una vasta gamma di controversie inerenti ad operazioni e servizi bancari/finanziari (conti correnti che non quadrano, anatocismo, usura, ecc.). Le cause in cui conviene attuare un contenzioso bancario sono quelle relative a conti correnti nei quali ci siano fidi ragguardevoli e dove sia stato applicato anatocismo. Si parla di anatocismo quando gli interessi scaduti vengono capitalizzati (diventano cioè bene capitale) producendo a loro volta interessi.

Il ruolo dell’avvocato nel contenzioso bancario

In questo tipo di controversie occorre ricalcolare il saldo corretto dal momento dell’apertura del conto corrente e chiedere che l’istituto restituisca gli interessi non dovuti. Ci sono numerose sentenze che dimostrano che le cause contro le banche si possono vincere, tuttavia, essendo la materia alquanto tecnica, per avviare una contestazione bancaria ci si deve rivolgere ad uno studio di avvocati specializzati in diritto bancario/finanziario.

La raccolta e la selezione della documentazione relativa al conto corrente oggetto di contestazione (estratti contro trimestrali, contratto di apertura del conto e successive modifiche) è di centrale importanza per la ricostruzione della vicenda. Pertanto se il correntista non ne fosse più in possesso, potrà richiedere i documenti che provano il torto subito alla banca, la quale è tenuta a fornirli non oltre 90 giorni, a meno che il conto corrente non sia stato chiuso più di 10 anni prima. Dieci anni è, infatti, il termine di prescrizione entro il quale si può fare causa alla banca.

Una volta che lo studio avrà in mano tutta la documentazione necessaria, affiderà ad un consulente esperto la redazione di una perizia volta ad accertare l’eventuale presenza non solo di anatocismo, ma anche di usura o di interessi occultati alla stipula del fido o dell’investimento. Se il caso rientra nella casistica suscettibile di contenzioso, si passerà a calcolare l’importo recuperabile dal cliente e a valutare se vale la pena fare causa alla propria banca.

La mediazione obbligatoria e la disputa davanti al Giudice

Si segnala che le controversie bancarie prevedono un tentativo obbligatorio di mediazione al quale ci si deve recare assistiti dal proprio avvocato. Negli ultimi anni le controversie che coinvolgono le banche e i loro clienti sono cresciute ad un ritmo esponenziale. Per offrire un’alternativa al ricorso alla giustizia ordinaria che consenta alle parti di superare la disputa attraverso un accordo conciliativo, il legislatore ha imposto l’obbligo della mediazione. Non è detto però che il tentativo di mediazione abbia esito positivo; può infatti succedere che la banca non si presenti all’incontro o che le parti non riescano a raggiungere un accordo.

Se la trattativa ha esito negativo, sarà necessario avviare il contenzioso vero e proprio dimostrando di aver intrapreso il procedimento di mediazione. Una volta aperta la causa spetterà al giudice competente accertare le somme spettanti al correntista leso. In conclusione, per vincere una causa contro una banca e costringerla a restituire il denaro estorto in modo illecito è indispensabile far avere al proprio legale tutta la documentazione in proprio possesso. E ovviamente ci si deve avvalere di professionisti competenti che garantiscano assistenza fino al termine dell’iter processuale.

 

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