Il reato di stalking può essere commesso anche a mezzo di messaggi e comunicazioni diffusi tramite i social-media (nella specie, Facebook), come del resto attestato dal comma 2 dell’articolo 612-bis del Cp, laddove è previsto un aggravamento della pena quando il fatto sia commesso «attraverso strumenti informatici o telematici». Piuttosto, ai fini della configurabilità del reato, occorre da un lato verificare, in fatto, il carattere e l’efficacia intimidatoria degli scritti postati, e, dall’altro, verificare le modalità di diffusione dei messaggi. Sotto quest’ultimo profilo, deve tenersi conto che, nel caso del social-media Facebook (ma anche di altre analoghe comunità virtuali), le comunicazioni possono avvenire sia inviandole al “profilo” del destinatario, sia pubblicandole sul proprio “profilo”. Nel primo caso, si attua pacificamente una diretta invasione della sfera privata altrui, rilevante ai fini della configurabilità del reato, non dissimilmente a quanto si realizza con le comunicazioni con il telefono o con i messaggi sms o tramite whatsapp. Nel secondo caso, per poter ravvisare il reato, va verificata l’accessibilità ai terzi del profilo, che è certamente scontata – anche quando non risulti il diretto accesso al “profilo” della persona offesa- quando questo sia ampiamente accessibile, cosicché la vittima possa venirne a conoscenza attraverso altri.

Cassazione penale sez. V, 31/03/2021, n.19363