bilanciaL’indennità di accompagnamento va riconosciuta, alla stregua di quanto previsto dall’art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18, anche in favore di coloro i quali, pur essendo materialmente capaci di compiere gli atti elementari della vita quotidiana (quali nutrirsi, vestirsi, provvedere alla pulizia personale, assumere con corretta posologia le medicine prescritte) necessitano della presenza costante di un accompagnatore in quanto, in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva, cognitiva o volitiva dovuti a forme avanzate di gravi stati patologici, o a gravi carenze intellettive, non sono in grado di determinarsi autonomamente al compimento di tali atti nei tempi dovuti e con modi appropriati per salvaguardare la propria salute e la propria dignità personale senza porre in pericolo sé o gli altri.

I fatti

Con ricorso al Tribunale di Milano, sezione lavoro, il sig. Ab. Ak. La. ha chiesto l’accertamento dei presupposti per l’attribuzione dell’indennita’ di accompagnamento, a far tempo dalla data della visita di revisione. Costituendosi ritualmente in giudizio, l’Inps ha contestato la fondatezza delle domande avversarie, di cui ha chiesto il rigetto. Il Giudice ha disposto la formazione di nota scritta a chiarimenti da parte del c.t.u. gia’ nominato nella prima fase; in seguito il giudice ha disposto c.t.u. medica sulla persona del ricorrente, all’esito della quale ha invitato i procuratori delle parti alla discussione orale e ha pronunciato sentenza, dando lettura del dispositivo in udienza. Il ricorso è infondato e deve essere rigettato. La parte che abbia dichiarato di contestare le conclusioni rese dal c.t.u. in sede di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa fatta valere in materia di invalidita’ civile, cecita’ civile, sordita’ civile, handicap e disabilita’, pensione di inabilita’ e assegno di invalidita’ ex l. n. 222/1984, deve presentare ricorso, specificando a pena di inammissibilita’ i motivi della contestazione.

Nel caso di specie l’opponente sostiene che le conclusioni della consulenza tecnica espletata siano censurabili in quanto contraddittorie rispetto al quadro clinico del ricorrente ricavabile dalla documentazione sanitaria in atti.

In particolare la perizia ha affermato, rimandando alla relazione dell’ausiliario specialista per la componente neuro psicologica, che il ricorrente si trovava, al momento della presentazione della domanda amministrativa, e si trova, nelle condizioni di soggetto invalido con totale e permanente inabilita’ lavorativa, ma che non sussistono le condizioni previste dalla legge per la concessione del beneficio economico dell’indennita’ di accompagnamento.

Il giudicante ha disposto la formazione, da parte del c.t.u. gia’ nominato nella precedente fase, di una nota scritta a chiarimenti, che approfondisse in particolare la questione sollevata dal ricorrente in sede di opposizione, relativa all’incidenza del grave disturbo che lo affligge sulla sua capacita’ di svolgere i comuni atti della vita quotidiana.

Non avendo ricevuto i chiarimenti richiesti, il giudice ha disposto nuova c.t.u. medica sulla persona del ricorrente, chiedendo al c.t.u. di determinare se il ricorrente sia in grado di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita ed, in caso negativo, da quale data. Anche il nuovo perito si e’ avvalso dell’ausilio di uno specialista psichiatra. Nell’ordinanza n. 25255/2014 la S.C.,dopo aver ribadito la precedente giurisprudenza, ha ritenuto: “Va, al riguardo citata la giurisprudenza di questa Corte in materia di psicopatie con incapacità di integrarsi nel proprio contesto sociale. Così, ad esempio, è stato riconosciuto il diritto all’indennità di accompagnamento: a persona, che per deficit organici e cerebrali fin dalla nascita si presentava incapace di stabilire autonomamente se, quando e come svolgere gli atti elementari della vita quotidiana, riferendosi l’incapacità non solo agli atti fisiologici giornalieri ma anche a quelli direttamente strumentali, che l’uomo deve compiere normalmente nell’ambito della società”. La capacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri debba intendersi non solo in senso fisico, cioè come mera idoneità ad eseguire in senso materiale detti atti, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata, la loro importanza anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico- fisica; e come ancora la capacità richiesta. Per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento non debba parametrarsi sul numero degli elementari atti giornalieri, ma soprattutto sulle loro ricadute, nell’ambito delle quali assume rilievo non certo trascurabile l’incidenza sulla salute del malato nonché la salvaguardia della sua dignità come persona.

Nel caso di specie il c.t.u. nominato ha sottolineato innanzi tutto la mancanza di documentazione clinica: in particolare non e’ stata reperita ulteriore documentazione e il c.t.u. ha preso contatti sia con il precedente psichiatra sia con il C.P.S. zonale a cui quest’ultimo aveva trasmesso l’atto di presa in carico, ma sono risultate prestazioni sanitarie di tipo psichiatrico solo fino al primo quadrimestre. Il c.t.u. ha inoltre sottolineato che la documentazione fornita “risulta ridondante nel riportare sempre quanto riferito da terze persone”.

Poste queste premesse, il perito afferma che “nell’attualita’ il soggetto non conferma alcuno degli elementi documentali” e che “puo’ essere valutato solo sotto il profilo comportamentale”.

In proposito, osserva come “le manifestazioni comportamentali appaiono piu’ grossolane che sottili, non conformi al contenuto della ideazione delirante persecutoria, con evidenza di come l’alterazione del parlato, l’atteggiamento psicomotorio, la presentazione di un inaspettato comportamento e la negazione di risposte attese costituiscano elementi che depongono per la tendenza del soggetto a richiamare l’attenzione sui propri sintomi ovvero sulla malattia, esagerando nella descrizione degli stessi”.

Per quanto concerne la reale e concreta capacita’ del ricorrente a compiere le azioni della vita quotidiana -non essendo presenti deficit motori- il c.t.u. da’ espressamente atto della necessita’ di “valutare anche la capacita’ del soggetto a programmare e pianificare un’azione, in completa autonomia, nonche’ a comprenderne la portata e le ripercussioni della stessa”, ma conclude, stante l’assenza di valutazioni specialistiche psichiatriche nel corso degli ultimi due anni, che “per ottenere informazioni clinicamente valide e utilizzabili al fine presente sara’, quindi , necessario procedere ad una osservazione prolungata, svolgibile solo nell’ambito di un ricovero in struttura di lungodegenza dove si possa attuare una valutazione clinica approfondita del paziente utilizzando le comuni strategie che possono essere di aiuto al clinico nel discriminare fra sintomatologia effettiva e pretestata o comunque patologicamente amplificata, nonche’ valutare la concreta efficacia del piano terapeutico in essere”. L’elaborato appare motivato e non suscettibile di censure e per queste ragioni non ritiene il giudicante di dovere effettuare ulteriori approfondimenti né avanzare richieste di chiarimenti né rinnovi dell’elaborato peritale.

Emerge, pertanto, l’oggettiva impossibilita’, allo stato, di rilevare e confermare la sussistenza dei requisiti sanitari necessari per la prestazione richiesta. Per tutte le considerazioni che precedono il ricorso in opposizione non puo’ trovare accoglimento. Si ritiene sussistano eque ragioni per un’integrale compensazione delle spese di lite, ad eccezione delle spese di c.t.u. e di interprete, da porsi a carico dell’Inps. Definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso; compensa integralmente tra le parti le spese di lite; condanna l’Inps al pagamento delle spese di c.t.u.,  fissa termine di trenta giorni per il deposito della sentenza.

Tribunale Milano, sez. lav., 20/07/2018,  n. 1970