bilanciaInteressante sentenza afferma che nel procedimento per lo stato di adottabilità, è stato conferita ai genitori del minore una legittimazione autonoma – connessa ad una serie di poteri, facoltà e diritti processuali, a salvaguardia della tendenziale conservazione della famiglia naturale -atta a fare assumere loro la veste di parti necessarie e formali dell’intero procedimento di adottabilità e, quindi, di litisconsorti necessari pure nel giudizio di appello, quando anche in primo grado non si siano costituiti, con conseguente necessità di integrare il contraddittorio nei loro confronti, ove (come nella specie) non abbiano proposto il gravame, non essendo, a tal fine, sufficiente la sola notificazione, attuata d’ufficio, del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione dell’appello, posto che tale iniziativa non consente la conoscenza del contenuto dell’altrui ricorso ed il compiuto esercizio del diritto di difesa.

I fatti

Il Tribunale per i minorenni dichiarava lo stato di adottabilità della minore, evidenziando che la madre si era totalmente disinteressata della bambina, e che nè la nonna materna nè il padre erano in possesso delle capacità necessarie ad assicurarle un ambiente idoneo per una sana crescita.

La Corte d’Appello – Sezione per i minorenni- rigettava i gravami proposti dalla nonna e dal padre, evidenziando, anzitutto, il contesto familiare degradato da cui proveniva la minore e la confusione di ruoli in esso esistente. I giudici territoriali consideravano che la valutazione della coppia nonna-padre, entrambi pluripregiudicati, aveva fornito dati negativi sull’idea di famiglia e sugli stessi presupposti della loro relazione, ed, alla stregua delle acquisizioni processuali, escludevano margini di miglioramento nelle capacità accuditive della nonna e del padre, di cui tratteggiavano la personalità aggressiva e violenta, evidenziando che nel giudizio di primo grado non era emersa la sussistenza di rapporti significativi coi nonni paterni, talchè la loro mancata audizione doveva ritenersi priva di conseguenze sulla legittimità del procedimento.

La nonna e il padre hanno proposto separati ricorsi per cassazione. La Curatrice della minore non ha svolto difese. Il PG ha depositato conclusioni scritte.

Va preventivamente rilevato entrambi i ricorrenti hanno notificato il ricorso al PG ed al Curatore speciale della minore.

Disattesa l’eccezione d’inammissibilità dei ricorsi, sollevata dal PG., in quanto gli stessi sono adeguatamente autosufficienti e non si fondano su atti specifici, col primo motivo del ricorso principale, si lamenta la violazione della L. n. 184 del 1983, artt. 8 e 17artt. 162 e 291 c.p.c., per la mancata notifica del ricorso in appello e della data di discussione al Sindaco, nominato tutore della minore con la sentenza di primo grado, adempimento cui avrebbe dovuto provvedere la Cancelleria, con conseguente grave violazione del principio del contraddittorio per la mancata partecipazione di un litisconsorte necessario.

I motivi, da valutarsi congiuntamente, sono infondati. Erroneo è innanzitutto il presupposto da cui essi muovono, secondo cui la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza spetterebbe alla Cancelleria, in quanto, trattandosi di un giudizio d’impugnazione, la costituzione del relativo rapporto processuale è onere della parte che lo promuove, il che, nei giudizi che si svolgono anche in appello col rito camerale, comporta che la parte appellante debba appunto provvedere alla notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza entro il termine assegnato dal giudice, termine che ha natura ordinatoria e la cui mancata osservanza comporta la necessità dell’assegnazione di un nuovo termine, perentorio, in applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c., sempre che la parte resistente o appellata non si sia costituita, così sanando il vizio con effetto ex tunc.

Inoltre, anche a voler sorvolare sull’irritualità della censura con la quale i ricorrenti prospettano una nullità alla quale essi stessi avrebbero dato causa, ciò che non è consentito dalla regola propria della materia processuale, va rilevato che l’interesse della minore è stato validamente rappresentato in giudizio dall’Avvocato, nominata curatrice speciale con provvedimento dell’8.8.2012 (dato il conflitto d’interessi ravvisabile nel rapporto con i genitori), la quale, è stata in giudizio personalmente, senza patrocinio di altro difensore, anche nel procedimento d’appello. Tale nomina ha, infatti, determinato la dissociazione della rappresentanza della bambina nel presente processo dalla funzione di cura della sua persona e di rappresentanza della stessa in tutti gli atti civili, attribuita al Sindaco in qualità di tutore, ed ha escluso in radice la possibilità per quest’ultimo d’influire sulle scelte inerenti alla conduzione processuale. Va aggiunto che il ricorso è stato notificato da parte di entrambi gli odierni ricorrenti all’avvocato, sicchè il contraddittorio nei confronti della minore risulta correttamente instaurato anche in questo giudizio di legittimità.

La violazione del principio del litisconsorzio necessario sussiste, tuttavia, per una ragione diversa da quella prospettata dai ricorrenti, e cioè, per la mancata partecipazione al giudizio d’appello e di legittimità della madre della minore, presente, invece, nel giudizio di primo grado, come si desume dalla sentenza del Tribunale per i Minorenni, il cui diretto esame è consentito e doveroso, in ragione della natura (anche) processuale della questione.

Da tanto, consegue che la sentenza deve essere cassata per difetto del contraddittorio nel giudizio di appello, con assorbimento delle ulteriori censure, riferite a violazioni di legge ed a motivazione apparente circa la sussistenza dello stato d’abbandono, con rinvio alla Corte d’Appello, Sezione per i Minorenni, in diversa composizione, cui si demanda anche la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

Rigetta il primo motivo dei ricorsi principale ed incidentale, dichiara la nullità del giudizio d’appello per la mancata partecipazione ad esso della litisconsorte, assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’Appello, Sezione per i Minorenni, in diversa composizione.

Cassazione civile, sez. I, 10/07/2018,  n. 18148