bilanciaUna recente sentenza della Cassazione afferma che nel mutuo di scopo, sia esso legale o convenzionale, la destinazione delle somme mutuate entra nella struttura del negozio connotandone il profilo causale, sicché la nullità di un tale contratto per mancanza di causa sussiste solo se quella destinazione non sia rispettata, mentre è irrilevante che sia attuata prima o dopo l’erogazione del finanziamento.

I fatti

Il Tribunale provvedeva sul ricorso per insinuazione tardiva allo stato passivo di una s.p.a. presentato da un istituto bancario quale procuratore speciale della società mandataria per la riscossione dei crediti, disponendo l’ammissione in chirografo del credito; ciò in quanto il contratto agrario garantito da ipoteca su immobili della mutuataria doveva considerarsi nullo perchè risultava che la volontà delle parti fosse diretta non già alla conclusione di un mutuo agrario ma di una diversa operazione munita di garanzia reale, verosimilmente un’operazione di finanziamento volta ad appianare la grave esposizione debitoria, vizio da cui derivava l’invalidità dell’iscrizione ipotecaria effettuata a garanzia del finanziamento concesso.

La Corte d’Appello, nel respingere il gravame proposto dalla banca, precisava che la qualificazione del finanziamento come mutuo di scopo non era impedita dalla mancanza di un tasso agevolato, constatava che la documentazione dimessa dalla banca non consentiva di verificare l’avvenuta ristrutturazione di fabbricati e l’installazione di nuovi impianti e macchinari nei fondi indicati in contratto per l’importo erogato e comunque osservava che la medesima documentazione, ove valorizzata, dimostrava l’esistenza di opere già completate al momento della stipula del contratto del mutuo, rimanendo così confermata la nullità del mutuo di scopo contratto per finalità diverse, quali la volontà di estinguere debiti in precedenza contratti dal sovvenuto verso l’istituto mutuante.

Ricorre per cassazione contro questa pronuncia la banca al fine di far valere cinque motivi di impugnazione.

Per quanto qui ci interessa, con il terzo motivo la sentenza impugnata è censurata per violazione di legge con riferimento all’art. 2697 c.c., e per omessa motivazione circa il motivo per il quale nella fattispecie in esame ci si troverebbe dinanzi a un contratto in frode alla legge: secondo parte ricorrente la corte territoriale, a fronte dell’eccezione di nullità del mutuo, avrebbe erroneamente ritenuto che fosse onere della banca dimostrare che le somme oggetto del finanziamento fossero state impiegate per l’esecuzione dei lavori dedotti in contratto. Con il quarto motivo la ricorrente si duole dell’errata applicazione dell’art. 1418 c.c.: la constatazione della mancata esecuzione delle opere, il cui onere probatorio era stato ingiustamente attribuito alla banca, avrebbe al più giustificato una eventuale risoluzione del contratto consensuale, ma non poteva configurare un vizio genetico del contratto.

Il quinto motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo applicabile ratione temporis, l’errata e contraddittoria motivazione del contratto di mutuo e delle risultanze processuali: la Corte d’Appello avrebbe erroneamente inteso che gli interventi finanziati dovessero essere eseguiti nel breve volgere del tempo fra la stipula del contratto, e la fine del successivo mese di giugno malgrado il testo contrattuale non prevedesse alcun termine iniziale nè precisasse che le opere erano in corso; peraltro la decisione impugnata risultava contraddittoria laddove aveva ritenuto che anche il finanziamento di opere oggetto del contratto già eseguite costituisse una forma di ripianamento di debiti pregressi, in quanto in questo modo aveva finito per ritenere che la destinazione delle somme mutuate alla realizzazione dello scopo dedotto in causa costituisse una distrazione.

I motivi, da esaminarsi congiuntamente inerendo tutti all’onere probatorio incombente sul mutuante insinuatosi al passivo e agli argomenti illustrati per ritenere che lo stesso non fosse stato adeguatamente assolto, sono fondati, nei termini che si vanno a illustrare.

La corte territoriale ha constatato, ritenendo che il relativo onere probatorio incombesse sulla banca che chiedeva di insinuarsi al passivo, che la documentazione dimessa non dimostrasse la realizzazione dell’opera programmata ed ha poi riscontrato che comunque non era stata fornita la prova da parte della banca che il finanziamento non fosse nullo perchè destinato a coprire debiti pregressi per opere già eseguite.

Entrambi gli assunti non vanno esenti da critica. In vero il soggetto che ha erogato un mutuo di scopo, ove intenda insinuarsi al passivo del mutuatario nell’ambito della relativa procedura concorsuale di insolvenza, è tenuto a dare dimostrazione dei fatti costitutivi del proprio diritto, che sono costituiti dall’avvenuta stipula del contratto di mutuo e dall’adempimento della specifica obbligazione di procurare al mutuatario i mezzi economici destinati a realizzare l’obiettivo in vista del quale l’erogazione del denaro ha avuto luogo.

Al contrario la realizzazione dell’opera finanziata da parte del mutuatario non costituisce il presupposto del diritto del mutuante di insinuarsi al passivo del primo e avrebbe potuto al più giustificare, ove mancante, una domanda di risoluzione per inadempimento del contratto nei confronti del mutuatario in bonis.

Rientra invece negli oneri probatori a carico della procedura, nel caso in cui la stessa intenda contestare l’invalidità del mutuo per essere stato stipulato sin dall’origine con l’accordo, tra l’istituto di credito e il mutuatario, dell’utilizzazione della provvista per una diversa finalità, dare la prova del fatto impeditivo posto a base dell’eccezione sollevata, in applicazione del disposto dell’art. 2697 c.c., comma 2.

Infine la decisione impugnata risulta contraddittoria laddove ritiene, in termini insanabilmente contrastanti, che il finanziamento di opere già eseguite per la realizzazione dell’intervento dedotto in contratto costituisca una forma di ripianamento di debiti pregressi con distrazione delle somme mutuate dallo scopo comune piuttosto che l’adempimento dell’obbligazione di destinazione a cui il mutuatario era tenuto (tenuto conto peraltro che la nullità di un mutuo di scopo per mancanza di causa sussiste solo se la destinazione dedotta in contratto non sia rispettata, mentre è irrilevante che sia attuata prima o dopo l’erogazione del finanziamento; Cass. 22/12/2015 n. 25793).

La sentenza impugnata andrà dunque cassata, con rinvio della causa alla corte distrettuale, la quale, nel procedere al suo nuovo esame, si atterrà ai principi sopra illustrati.

Cassazione civile, sez. I, 18/06/2018,  n. 15929