libroLa causa di giustificazione, prevista dall’art. 4, comma 1, legge n. 689/1981, in virtù della quale non è ravvisabile alcuna responsabilità per le violazioni amministrative commesse da chi agisca nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, non opera quando il provvedimento amministrativo, che autorizza un soggetto all’esercizio di una facoltà, non sia conforme o addirittura si ponga in espresso contrasto con le prescrizioni inderogabili contenute in una fonte normativa sovraordinata, che ne legittima l’emissione. Tale limite opera, a maggior ragione, quando la normativa sovraordinata è finalizzata alla tutela di valori costituzionalmente garantiti, quali la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

I fatti

Un Comune emetteva un’ordinanza-ingiunzione, nei confronti del legale rappresentante di una società operante nel campo delle trasmissioni radiofoniche a scopo commerciale, in qualità di trasgressore e della stessa società, quale obbligata in solido, per aver superato, nell’esercizio dell’indicata attività, la soglia massima consentita di emissioni elettromagnetiche.

Le parti destinatarie del provvedimento amministrativo lo impugnavano dinanzi al Tribunale, il quale respingeva sia l’eccezione di incompetenza dell’autorità che aveva emesso l’ordinanza-ingiunzione, sia il motivo inerente la dedotta insussistenza della violazione presupposta sia la doglianza sull’eccessività della sanzione applicata.

La Corte di appello di Firenze accoglieva il formulato gravame e, per l’effetto, annullava la menzionata ordinanza-ingiunzione, condannando il Comune appellato alla rifusione delle spese. Il giudice di secondo grado riteneva fondata la seconda censura sulla scorta della circostanza che l’utilizzazione dell’impianto, da parte degli appellanti, era avvenuta secondo le prescrizioni disposte nella rilasciata autorizzazione amministrativa, in tal senso trovando applicazione la causa di giustificazione di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 4, consistente nell’esercizio di una facoltà legittima.

Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Comune, articolato in due motivi.

Con il primo motivo il Comune ricorrente deduce l’erroneità dell’impugnata sentenza nella parte in cui aveva ritenuto che, nella specie, dovesse trovare applicazione la causa di esclusione della responsabilità in favore dei destinatari dell’ordinanza-ingiunzione, riconducibile all’esercizio di una facoltà legittima, per essersi gli stessi conformati, nella conduzione della loro attività di radiodiffusione sonora a carattere commerciale, all’autorizzazione concessa dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.

Con la seconda censura l’ente ricorrente ha denunciato l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che aveva formato oggetto di discussione tra le parti, avendo la Corte mancato di indicare, nell’impugnata sentenza, quale parte del provvedimento amministrativo e/o della disposizione normativa autorizzavano il fatto contestato al fine della configurabilità della ritenuta esimente.

Rileva, preliminarmente, il Collegio che i due formulati motivi possono essere esaminati congiuntamente perchè essi – sotto due distinti profili – investono la stessa questione giuridica, ovvero se la società, pur essendo munita di apposita autorizzazione ministeriale per l’esercizio dell’attività di radiodiffusione sonora a carattere commerciale, potesse incorrere nella contestata violazione amministrativa (ricondotta al D.P.C.M. 8 luglio 2003, art. 3) essendo, in concreto, rimasto accertato che l’attività stessa era stata espletata generando campi elettromagnetici eccedenti quelli previsti dalla fonte normativa in materia.

Le censure sono fondate.

Deve, infatti, rilevarsi che l’applicabilità della causa di giustificazione riconducibile – in relazione al disposto della L. n. 689 del 1981, art. 4, comma 1, – all’esercizio di una facoltà legittima non può operare allorquando il provvedimento amministrativo autorizzatorio non si conformi alle prescrizioni inderogabili della fonte normativa sopraordinata che ne legittima l’emissione e, a maggior ragione, nel caso in cui – specificamente ricorrente nella fattispecie per cui è controversia – allorquando detto provvedimento sia stato rilasciato in favore del destinatario sotto condizione dell’osservanza delle norme vigenti e di quella di procedere alle modificazioni necessarie agli impianti dettate dall’insorgenza di esigenze comunque implicanti il rispetto degli obblighi di legge.

Pertanto, nel caso sottoposto al giudice di appello, il rilascio del solo provvedimento autorizzativo – che abilitava la suddetta società ad esercitare la menzionata attività di radiodiffusione non avrebbe potuto determinare la configurazione dell’esimente ravvisata dalla Corte. Era, infatti, necessario che la medesima società si conformasse, in ogni caso, agli obblighi generali previsti dalla norma generale presupposta (costituente fonte sovraordinata) e che, quindi, essa dovesse, comunque, rispettare i limiti di esposizione e i valori di attenzione previsti dalla normativa primaria (il D.P.C.M. 8 luglio 2003, preordinato alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica e, quindi, di interessi di rango costituzionale), il cui superamento – per come riscontrato dall’organo di accertamento che aveva proceduto, in sede di controllo, all’effettuazione di apposite misurazioni (dalle quali era emerso che i livelli di campo EM, prodotti complessivamente dai ripetitori radio-TV di proprietà della società, erano risultati superiori ai valori di esposizione fissati dalla legge) – aveva, invece, comportato la concretazione della violazione amministrativa (di cui al citato D.P.C.M. 8 luglio 2003, art. 3) ascritta alla indicata società e al suo legale rappresentante in solido, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 6.

In accoglimento delle due proposte doglianze, si deve, dunque, affermare che, nel caso di specie, non avrebbero potuto ritenersi configurati i presupposti per ravvisare la sussistenza della causa di esclusione della responsabilità amministrativa dell’esercizio di una facoltà legittima sulla base del principio di diritto in virtù del quale, in tema di violazioni amministrative, non può applicarsi la suddetta causa di giustificazione dell’illecito (come prevista dall’art. 4, comma 1, della legge n. 689/1981) allorquando l’assunto contravventore, pur abilitato con autorizzazione amministrativa (rilasciata, in ogni caso, con obbligo dell’osservanza delle leggi vigenti) all’esercizio di un’attività di emissione di campi elettromagnetici, abbia in concreto violato i limiti tabellari previsti dalla normativa primaria in materia (nella specie dal D.P.C.M. 8 luglio 2003 e dalle relative tabelle allegate).

In definitiva, dalle esposte ragioni consegue la cassazione con rinvio della sentenza impugnata che dovrà ripronunciarsi sul secondo motivo dell’atto di appello conformandosi all’enunciato principio di diritto e sarà tenuto ad esaminare anche il terzo motivo del gravame (ritenuto assorbito con la sentenza di appello per effetto dell’accoglimento del secondo) concernente l’invocata riduzione della sanzione applicata, la cui cognizione implica valutazioni di merito non direttamente operabili da parte di questo giudice di legittimità.

Cassazione civile, sez. II, 15/02/2018,  n. 3740