bilanciaNel sistema del diritto dell’Unione Europea, in tema di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di autoveicoli, ai fini del diritto ad ottenere il risarcimento dall’assicuratore, la qualità di vittima-avente diritto al risarcimento prevale su quella di assicurato-responsabile. Ne consegue che, allorché esse qualità si concentrino sulla medesima persona, la prima prevale sulla seconda e deve pertanto riconoscersi all’assicurato il diritto ad essere risarcito dalla compagnia assicurativa, come se si tratti di qualsiasi altro passeggero vittima dell’incidente.

I fatti

Due fratelli viaggiavano insieme sull’automobile di proprietà del primo. Il conducente era in stato di ebbrezza e non aveva la patente di guida. Pur consapevole di ciò, il proprietario del veicolo lo aveva autorizzato a guidare l’automezzo e si era seduto sul sedile posteriore. Il conducente aveva eseguito una manovra di sorpasso, invadendo l’opposta corsia e si scontrandosi con due veicoli che procedevano nel contrario senso di marcia. Il proprietario del veicolo rimaneva ucciso nell’incidente.

La madre e i fratelli del proprietario e del conducente agirono in giudizio risarcitorio in qualità di prossimi congiunti della vittima e convennero, dinanzi al Tribunale: il conducente responsabile; la società assicuratrice; la moglie e i figli del deceduto, in qualità di litisconsorti necessari.

La compagnia assicuratrice del veicolo ha esercitato nei confronti della moglie e del figlio del deceduto l’azione di rivalsa ex art. 18, L. n. 990/1969 (ora art. 144, d.lgs. n. 209/2005), deducendo che la polizza assicurativa escludesse la copertura per i sinistri causati da conducenti non abilitati alla guida ovvero in stato di ebbrezza e che tale circostanza le attribuiva dunque il diritto di rivalersi verso l’assicurato (e quindi verso i suoi eredi) per l’importo che fosse stata eventualmente costretta a pagare. La moglie e i figli si difesero dalla domanda di rivalsa deducendo di aver rinunciato all’eredità.

Il Tribunale accolse sia la domanda principale risarcitoria sia la domanda connessa di rivalsa, ritenendo in particolare, quanto alla seconda, che la legge marocchina (regolatrice della successione per causa di morte in quanto legge nazionale del de cuius) non consentisse la rinuncia all’eredità e condannando i chiamati in causa a pagare alla società assicuratrice la somma da essa dovuta agli attori.

La Corte di Appello accoglieva parzialmente l’impugnazione principale della società assicuratrice sulla statuizione relativa alla domanda risarcitoria (riconoscendo il concorso di colpa della vittima nella misura del 70 per cento con conseguente riduzione del risarcimento spettante ai congiunti) sia l’impugnazione incidentale degli eredi del deceduto sulla statuizione relativa alla domanda di rivalsa, escludendo da quest’ultima le somme pagate dall’assicuratore a titolo di interessi.

La Corte di merito, pur riducendo l’ammontare dovuto alla compagnia assicurativa, ha tuttavia confermato la sussistenza del suo diritto di rivalsa, sui rilievi: che la tesi posta dagli appellanti incidentali a fondamento del primo motivo di gravame – secondo cui il riconoscimento del diritto dell’assicurazione di rivalersi nei loro confronti avrebbe contrastato con il principio di diritto comunitario che esclude l’elisione del diritto ad ottenere dall’assicuratore il risarcimento del danno conseguente ad un incidente stradale nell’ipotesi in cui le qualità di vittima e di assicurato si concentrino sulla medesima persona – non poteva essere condivisa, atteso che nel caso di specie i congiunti della vittima avevano conseguito il risarcimento loro spettante sebbene il trasportato (vittima) fosse anche proprietario del veicolo (assicurato); che, inoltre, neppure poteva condividersi il rilievo formulato con il secondo motivo di appello incidentale – secondo cui, diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice, la legge marocchina avrebbe consentito la rinuncia all’eredità – atteso che, pur ammettendo tale possibilità alla stregua della legge regolatrice della successione, nel caso di specie la rinuncia concretamente posta in essere (effettuata lite pendente dinanzi al cancelliere) non avrebbe avuto alcun effetto sulla qualità di erede, già acquisita mediante precedenti comportamenti concludenti, ed in particolare attraverso le richieste risarcitorie avanzate a tale titolo.

Propone ricorso per cassazione, sorretto da due motivi, il genitore legale rappresentante dei figli minori del deceduto. Risponde con controricorso la compagnia assicuratrice. Gli altri intimati non svolgono attività difensiva.

Con il primo motivo (violazione della L. n. 990 del 1969, art. 18; degli artt. 1 e 2 Direttiva 84/5/CEE; dell’art. 1 Direttiva 90/232/CEE) i ricorrenti censurano la decisione impugnata per non aver tenuto conto delle regole contenute nelle richiamate Direttive (successivamente trasfuse e riordinate nella Direttiva 2009/103/CE), le quali, alla stregua dell’interpretazione datane dalla Corte di Giustizia con le sentenze 30/06/2005, C-537/03, Candolin, e 01/12/2011, C-442/10, Churchill Insurance Company Limited: a) escluderebbero la possibilità che alla persona trasportata su un veicolo e vittima di un incidente stradale sia negato il risarcimento del danno per il solo fatto di essere proprietaria del mezzo, anche nell’ipotesi in cui fosse consapevole che colui a cui ne aveva affidato la guida si trovava in stato di ebbrezza ed era privo di abilitazione; b) equiparerebbero, in tale ipotesi, la posizione del trasportato a quella dei prossimi congiunti, allorchè l’incidente abbia avuto esito mortale; c) vieterebbero all’assicuratore della r.c.a. l’azione di rivalsa nei confronti delle persone che hanno diritto al risarcimento, a nulla rilevando che esse cumulano, con la qualità di vittime o danneggiati, quelle di proprietari assicurati.

Con il secondo motivo (violazione della L. n. 218 del 1995, art. 62; dell’art. 229 Code des obligations marocchino; dell’art. 476 c.c.), formulato subordinatamente al rigetto del primo, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per aver riconosciuto alla società assicuratrice il diritto di rivalsa nei loro confronti previo accertamento della loro qualità di eredi dell’assicurato; ribadiscono, per un verso, che la legge marocchina non escluderebbe la possibilità di rinunciare all’eredità; affermano, per l’altro, che la formulazione di una richiesta di risarcimento, operata per il tramite dell’avvocato, sebbene effettuata con l’attribuzione della qualifica di “eredi”, non potrebbe equivalere ad una accettazione tacita dell’eredità, potendo questa conseguire soltanto ad una condotta personale dell’erede.

E’ fondato il primo motivo e dal suo accoglimento resta assorbito il secondo.

In proposito va preliminarmente rilevato che la questione posta dai ricorrenti con il primo motivo di ricorso riguarda il significato e la portata da attribuire alla norma che disciplina l’azione di rivalsa dell’assicuratore verso l’assicurato (già L. n. 990 del 1969, art. 18; oggi D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 144) alla luce della necessità di interpretarla in senso conforme al diritto dell’Unione Europea.

La questione interpretativa va risolta avendo riguardo alle norme contenute nelle Direttive del Consiglio concernenti il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di autoveicoli (in particolare la Direttiva del Consiglio 30 dicembre 1983, 84/5/CEE, e la Direttiva del Consiglio 14 maggio 1990, 90/232/CEE), nonchè alle sentenze (in particolare la sentenza 30/06/2005, C-537/03, Candolin, e la sentenza 01/12/2011, C442/10, Churchill Insurance Company) con cui la Corte di Giustizia ne ha chiarito il significato.

Alla luce delle decisioni della Corte di Giustizia, vanno affermati i seguenti principi:

nel sistema del diritto dell’Unione Europea, in tema di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di autoveicoli, ai fini del diritto ad ottenere il risarcimento dall’assicuratore, la qualità di vittima-avente diritto al risarcimento prevale su quella di assicurato-responsabile. Ne consegue che, allorchè esse qualità si concentrino sulla medesima persona, la prima prevale sulla seconda e deve pertanto riconoscersi all’assicurato il diritto ad essere risarcito dalla compagnia assicurativa, come se si tratti di qualsiasi altro passeggero vittima dell’incidente;

– ai fini della copertura assicurativa è irrilevante il fatto che la vittima si identifichi con il proprietario del veicolo (il quale, al momento del sinistro si trovi a viaggiare sullo stesso come passeggero, dopo avere autorizzato un’altra persona a mettersi alla guida), la cui posizione giuridica va assimilata a quella di qualsiasi altro passeggero vittima dell’incidente;

il diritto alla copertura assicurativa dell’assicurato-proprietario del veicolo che abbia preso posto nel medesimo come passeggero, non può essere escluso in ragione della sua corresponsabilità nella causazione del danno, salva, ovviamente, la necessità di tenere conto del suo eventuale concorrente comportamento colposo in funzione della diminuzione del risarcimento, ai sensi dell’art. 1227 c.c.;

– la prevalenza della qualità di vittima-avente diritto al risarcimento sulla qualità di assicurato-responsabile rileva anche in relazione alla legittimazione passiva all’azione di regresso, eventualmente attribuita dalle disposizioni nazionali alla compagnia assicurativa, in funzione di consentirle di ottenere dall’assicurato il rimborso di quanto eventualmente pagato alla vittima a titolo di risarcimento. Ne consegue che nei confronti dell’assicurato-proprietario non può essere esercitata tale azione allorchè egli sia anche passeggero-vittima del sinistro, posto che altrimenti gli verrebbe tolto per effetto del regresso quanto da lui conseguito per effetto del risarcimento;

– l’esclusione della legittimazione passiva all’azione di regresso dell’assicurato-responsabile, che sia anche vittima del sinistro, vale anche nell’ipotesi in cui l’assicuratore intenda opporre la clausola di esclusione dalla copertura assicurativa fondata sul fatto che il veicolo era condotto da persona non abilitata o in stato di ebbrezza, residuando tale legittimazione soltanto nell’ipotesi in cui la vittima stessa fosse a conoscenza del fatto che il veicolo era stato rubato.

Degli elencati principi avrebbe dovuto tenere conto la Corte di Appello nella delibazione della domanda di rivalsa formulata dalla compagnia assicuratrice nei confronti degli eredi del deceduto.

Infatti, per effetto della preminenza del diritto dell’Unione Europea (il cui fondamento va rinvenuto nell’art. 11 Cost.), le norme poste dalle fonti di tale ordinamento acquistano efficacia obbligatoria diretta nell’ordinamento interno e il giudice nazionale deve verificare d’ufficio la compatibilità delle regole del diritto interno con quelle del diritto comunitario, procedendo, in primo luogo, ad interpretare le prime in conformità alle seconde (eventualmente previa proposizione del rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE) e, in secondo luogo, ove l’interpretazione conforme non sia possibile, alla diretta applicazione della norma Europea con contestuale disapplicazione della norma nazionale contrastante.

In applicazione dei predetti principi, la Corte territoriale, precisamente, avuto riguardo alla duplice qualità del defunto quale proprietario-assicurato (e dunque responsabile in solido con il conducente ex art. 2054 c.c., comma 3) e quale vittima-avente diritto al risarcimento, avrebbe dovuto ritenere prevalente quest’ultima qualità sulla prima ed avrebbe dovuto conseguentemente riconoscere il diritto dei suoi eredi a non essere privati totalmente o parzialmente del risarcimento loro dovuto dalla compagnia assicurativa, non assumendo rilievo, in senso contrario, la circostanza che il loro dante causa fosse consapevole di avere affidato la guida del veicolo ad una persona che si trovava in stato di ebbrezza ed era priva di abilitazione.

La Corte di merito, inoltre, preso atto della prevalenza, in capo al defunto, della qualità di vittima su quella di assicurato, avrebbe dovuto interpretare il D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 14 (già L. n. 990 del 1969, art. 18) in senso conforme al diritto dell’Unione Europea, negando la legittimazione passiva dei suoi eredi all’azione di rivalsa dell’assicuratore, sul rilievo che il riconoscimento alla compagnia assicurativa della possibilità di esperire contro di loro tale azione si sarebbe tradotto in un’automatica esclusione del loro diritto al risarcimento, atteso che per effetto della rivalsa avrebbero potuto perdere, in tutto o in parte, quanto eventualmente ottenuto con l’esercizio del predetto diritto.

In accoglimento del primo motivo di ricorso, la sentenza impugnata deve dunque essere cassata limitatamente alla statuizione di accoglimento della domanda di rivalsa formulata dalla compagnia assicuratrice nei confronti degli eredi del defunto.

La cassazione deve avvenire senza rinvio, in quanto si riferisce ad una domanda che non poteva essere proposta (art. 382 c..p.c., comma 3), mentre restano ferme le ulteriori statuizioni della sentenza impugnata.

Cassazione civile, sez. III, 19/01/2018,  n. 1269