libroAffinché un veicolo si possa considerare circolante, è del tutto indifferente che lo stesso sia in marcia oppure in sosta, purché si trovi su strada o area pubblica ad essa pertinente o comunque in un luogo deputato allo svolgimento del traffico veicolare. Pur essendo indubbio che la sosta di un veicolo a motore possa essere astrattamente ricompresa nel concetto di circolazione, è necessario stabilire se la causa del sinistro sia eziologicamente collegabile ad essa; diversamente, ove questo risulti determinato da una causa autonoma e sufficiente, estranea alla circolazione, non trovano applicazione né le norme in materia di circolazione dei veicoli, né tantomeno quelle inerenti la garanzia dell’assicurazione obbligatoria.

I fatti

Un conducente propone ricorso avverso la sentenza del Tribunale che, a modifica della sentenza di primo grado, aveva rigettato la domanda proposta per ottenere il risarcimento per le lesioni subite a causa della caduta sul ginocchio di una motocicletta, di proprietà della moglie, avvenuta mentre stava mettendola sul cavalletto per effettuare il parcheggio.

Con l’unico motivo di ricorso si denunzia violazione della L. n. 990 del 1969, ex art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione dell’art. 2054 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 4. Sostiene il ricorrente che l’assicurazione RCA ha una copertura ampia che si estende a coprire tutti gli usi in linea con la funzione del veicolo stesso.

La Corte di appello, pur affermando di dover applicare la normativa sulla circolazione stradale, non ha applicato il principio estensivo di circolazione, escludendo la responsabilità del proprietario per difetto del mezzo. Sostiene il ricorrente che il vizio di manutenzione del mezzo onera il proprietario al risarcimento del danno nei confronti del danneggiato ed esclude qualsiasi corresponsabilità del ricorrente inconsapevole.

Di conseguenza l’art. 2054 c.c., comma 4, statuisce che il proprietario è responsabile dei danni derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo ed è responsabile anche quando questi eventi dannosi si verificano durante la circolazione con conseguente obbligo dell’assicurazione di risarcire il danno.

La Corte d’appello, dopo aver affermato che si è in presenza di una ipotesi di danno da circolazione di veicoli, con la conseguente applicabilità della L. n. 99 del 1969, ha ritenuto che il conducente risultava essere l’unico responsabile delle lesioni personali subite, poichè egli stesso aveva riconosciuto, con l’atto introduttivo del giudizio di primo grado, che mentre stava parcheggiando la motocicletta di proprietà della moglie, la stessa gli rovinava addosso, cadendogli dal cavalletto. Non si ravvisava quindi una ipotesi di responsabilità di terzi per il danno occorso.

A conclusioni diverse, prosegue la Corte di merito, non si giungerebbe anche in ipotesi si dovesse ritenere che l’indennizzo fosse stato invocato in base alla polizza infortuni intestata alla moglie. Infatti detta polizza copriva solo i danni dell’assicurato o di terzi trasportati, ed il conducente non ricopriva nessuna di tali qualità.

Il motivo formulato non è congruente con la motivazione in quanto il ricorrente non censura la sentenza della Corte di merito laddove ha affermato che egli è responsabile dei danni procuratisi durante la manovra di parcheggio del motociclo, non ravvisandosi alcuna responsabilità dei terzi.

Ai fini dell’applicabilità delle norme sull’assicurazione obbligatoria della r.c.a., la sosta può essere equiparata alla circolazione solo se il sinistro sia eziologicamente ricollegabile ad essa e non ad una causa autonoma – ivi compreso il fortuito – di per sè sufficiente a determinarlo.

La Corte di merito, se pur con motivazione stringata, nella sostanza ha escluso l’applicabilità delle norme sull’assicurazione obbligatoria individuando la causa del danno nella manovra di parcheggio sul cavalletto eseguita dallo stesso ricorrente.

Tale ratio decidendi non è stata impugnata dal ricorrente che non censura l’affermazione della Corte di merito che individua la causa eziologica del danno nello stesso comportamento del ricorrente con conseguente esclusione della garanzia dell’assicurazione obbligatoria.

Inoltre il ricorrente fa riferimento ad un danno conseguente ad un asserito vizio di costruzione o di manutenzione del veicolo, che è circostanza del tutto nuova, che non risulta dalla sentenza impugnata.

Nè il ricorrente, in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, indica in quali atti processuali è stata introdotta la circostanza che la causa della caduta sia da individuare nei vizi di costruzione e di manutenzione del veicolo. Nessuna censura è stata formulata in relazione alla esclusione della copertura assicurativa della polizza infortuni intestata alla moglie.

La Corte dichiara quindi inammissibile il ricorso.

Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2017,  n. 30075